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15.11.2025

Eurydice 2025, emerge una scuola sempre più imprenditoriale

Andrea Maggi

La recente pubblicazione, avvenuta il 5 novembre scorso, del rapporto Eurydice, menziona un’attenzione sempre più saliente ed importante nella didattica all’imprenditorialità. Si tratta di un risultato storico, in quanto la scuola europea, secondo la rispettiva opinione pubblica, fa continuamente fatica a modernizzarsi ed a collocarsi in un contesto competitivo di sviluppo di competenze e conoscenze secondo gli analisti. La scuola, in quanto primo avamposto istituzionale anche nei luoghi difficili del Vecchio Continente, sta avvicinando i giovani non solo alla cultura nazionale, ma anche alle varie opportunità attinenti ad un potenziale futuro professionale. All’interno dei vari curricula parte dell’offerta formativa, spesso compaiono degli elementi, secondo Eurydice, di educazione all’imprenditorialità ed al business. La digitalizzazione aiuta anche in questo: i fondi del PNRR a livello locale prevedono lo sviluppo di brevetti e strart-up utilissimi ad accumulare capitale iniziale aziendale e ad incentivare le competenze. Tuttavia, il Vecchio Continente presenta delle difformità evidenti, che si manifestano in ogni singola realtà nazionale.

Uno sguardo sull’Europa. Assenza di leadership?

Il rapporto Eurydice 2025 analizza l’educazione all’imprenditorialità in 38 sistemi scolastici di 36 Paesi europei, evidenziando che il tema è ormai presente formalmente nei curricula ovunque, ma con livelli di maturità molto differenti. Solo 5 sistemi educativi dispongono di una strategia nazionale interamente dedicata all’imprenditorialità, mentre in altri 20 sistemi il tema compare all’interno di strategie più ampie legate alle competenze del 21° secolo o all’innovazione. La formazione in servizio degli insegnanti è regolamentata o supportata in 19 sistemi su 38, e in 15 di questi sono definiti obiettivi di apprendimento specifici per le competenze imprenditoriali. Tuttavia, Eurydice rileva che competenze considerate strategiche nel modello europeo EntreComp — come visione, mobilizzare risorse e gestire il rischio — risultano poco rappresentate nei curricula di molti Paesi. Anche l’approccio pratico (imprese simulate, progetti reali, laboratori) è diffuso, ma raramente obbligatorio, e in vari Paesi manca una leadership scolastica formata per garantire un vero “whole-school approach”.

E in Italia? Una strategia diffusa ma irregolare

Nel quadro europeo delineato da Eurydice, l’Italia si distingue per un’integrazione dell’imprenditorialità nei curricula presente ma non strutturata da una strategia nazionale specifica per regione o territorio, rientrando quindi nel gruppo dei Paesi che trattano il tema in maniera trasversale ma senza un piano organico dedicato. Il report non riporta dati quantitativi approfonditi sul tasso di scuole o docenti coinvolti, ma l’assenza dell’Italia tra i 5 Paesi con strategie dedicate e nella lista dei sistemi che forniscono formazione obbligatoria o fortemente regolamentata ai docenti suggerisce una diffusione non direzionata ministerialmente. Eurydice indica inoltre che in Italia, come in altri Paesi mediterranei, l’educazione imprenditoriale tende a dipendere dall’iniziativa dei singoli istituti e non rientra sistematicamente nelle competenze di formazione dei dirigenti scolastici, rendendo difficile adottare un modello di scuola imprenditoriale unitaria. Anche le competenze avanzate dell’EntreComp — come visione progettuale, assunzione di rischio e gestione delle risorse — risultano meno presenti nei percorsi formativi o quasi del tutto assenti dai programmi. Il quadro complessivo è quindi quello di una partecipazione diffusa ma irregolare sul piano nazionale.

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