A Fabriano, in provincia di Ancona, un ubriaco è entrato negli spazi della scuola Giovanni Paolo II senza naturalmente autorizzazione all’accesso, suscitando scompiglio fra alunni e prof, visto che avrebbe inveito contro gli studenti, tutti minorenni, essendo alunni di un Istituto comprensivo.
E dopo l’episodio, è stata depositata in comune, da un consigliere di FdI, una mozione in cui si chiede un monitoraggio di tutti gli edifici scolastici da parte dell’amministrazione comunale, “per accertare la presenza e l’effettivo funzionamento di dispositivi di videosorveglianza negli spazi di pertinenza delle scuole, soprattutto all’esterno, per scongiurare, o quanto meno, adottare una forma di deterrenza al ripetersi di episodi analoghi”.
Dispositivi che fungerebbero da deterrente contro “eventuali furti, episodi di bullismo e violenze di ogni genere”, consentendo, specifica l’esponente di FdI, anche di individuare gli eventuali responsabili di reati.
Nella mozione si chiede, inoltre, “la dotazione, qualora non fossero presenti, di videocitofoni negli edifici in cui fossero necessari, a tutela della sicurezza di tutto il personale scolastico”.
Due misure, “che rappresenterebbero una prima e parziale risposta a un problema assai più complesso, che passa dall’educazione, all’integrazione, senza prescindere però, a nostro parere, dal controllo che, riteniamo, debba essere implementato”.
Tuttavia fino a che punto è lecito rendere la scuola una sorta di caserma, controllata vista e monitorata come una banca, da telecamere, citofoni e dunque anche di porte abbastanza robuste.
D’altra parte, è d’uopo, in ogni scuola, la presenza, già all’ingresso, di personale Ata per disciplinare le visite degli estranei, comprese quelle dei genitori e il regolare alternarsi dei docenti al cambio d’ora.
Né, crediamo, che un singolo episodio, oggettivamente brutto, possa dare il via libera nel trasformare un istituto in una sorta di cittadella fortificata che fra l’altro influirebbe pure sulla formazione dei ragazzi, racchiusi e blindati nei confronti dell’esterno da dove vengono tutti i mali.
Ma sarebbe pure, l’installazione delle telecamere, una forma di controllo su una istituzione la cui mission è quella della apertura al mondo.
Certamente contribuirebbero al controllo del territorio, ma di lì a controllare docenti e alunni, dirigenti e personale il passo è breve.
La sicurezza nele scuole dovrebbe essere altra, quella relativa agli edifici, molti dei quali sono malfermi e senza le dovute certificazioni di staticità e conformità.