Home Attualità Fare sport migliora le performance, troppi adolescenti smettono per lo studio

Fare sport migliora le performance, troppi adolescenti smettono per lo studio

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Fare sport migliora le performance, anche scolastiche, e il livello di attività fisica nei ragazzi può essere migliorato con il training mentale. A sostenerlo è uno studio pubblicato nel Journal of sport and Health Science condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Teheran.

Lo studio

L’analisi è stata condotta su un panel di 56 ragazze di 15-16 anni divise a metà tra un gruppo che ha partecipato al training mentale ed un gruppo di controllo che hanno ricevuto invece solo raccomandazioni sulle attività fisiche. Per 6 settimane sono state monitorate con accelerometri oggettivi.

I risultati hanno rilevato che le ragazze che hanno partecipato al training mentale nel corso delle sei settimane sono riuscite ad aumentare le loro perfomance rispetto a quelle facenti parte del gruppo di controllo che ha ricevuto solo la componente di raccomandazioni.

In mezzo alla notizia

Quanto è importante l’attività fisica nei ragazzi? Secondo un importate studio di Centers for Disease and Control (CDC) solo il 21,6% dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 19 anni negli USA effettua almeno 60 minuti di attività sportiva su almeno cinque giorni la settimana (valore minimo di riferimento raccomandato dagli esperti).

È inutile dire quanto sia importante per gli studenti praticare giornalmente sport (ma anche per gli adulti) perché l’attività fisica aiuta la fase cardiocircolatoria, a costruire ossa e muscoli forti, a gestire il peso (insieme ad una corretta alimentazione), ma anche a ridurre sintomi  di ansia e di depressione.

Aiuta ad affrontare meglio i cambiamenti emotivi e fisici

Per gli adolescenti, che passano diverse ore al giorno a consumare ogni forma di media come guardare la Tv, ascoltare la musica, navigare su internet, giocare on line, praticare sport è fondamentale. Inoltre, aiuta ad affrontare meglio i cambiamenti emotivi e fisici.

In questo contesto la scuola deve svolgere insieme ai genitori il delicato ruolo di gestire il doppio ruolo tra impegno scolastico e sportivo evitando il “drop out”, cioè l’abbandono della pratica sportiva per motivi legati allo studio, in particolare per il poco tempo che rimane a disposizione per svolgere i compiti a casa.

I dati sono purtroppo preoccupanti: il livello di sedentarietà tra i 15/24 anni è del 24,6%, rispetto ad una media Europea del 7%. Durante l’età adolescenziale, la percentuale di attività fisica cala drasticamente, dal 70% della popolazione a 10 anni al 45% verso i 18 anni. Le conseguenze principali dell’abbandono e della sedentarietà sono conosciute, sia a livello fisico che psicologico.

In alcuni paesi chi fa sport “premiato” per accesso all’Università

Una soluzione va trovata. Negli Stati Uniti e in altri Paesi Europei ad esempio il fenomeno è stato combattuto attribuendo all’educazione fisica lo stesso valore di altre discipline.

Lo sport e i buoni risultati sportivi vengono utilizzati come canale di accesso alle Università, mentre in Italia vengono spesso considerati come tempo sottratto allo studio.

Serve quindi sicuramente una “cultura dello sport” sia tra gli operatori scolastici che nei genitori.

Occorrono infrastrutture pubbliche da noi assai carenti che permettano a tutti di praticare sport, anche senza mezzi economici a disposizione, attraverso l’utilizzo di strutture scolastiche con palestre funzionanti e idonee alla pratica sportiva.

La voglia di mettersi in gioco e di “sudare” ce la devono mettere ovviamente i ragazzi.