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Aggiornato il 04.12.2025
alle 09:37

Filiera 4+2: comunque fai, sbagli?

L’articolo “Filiera 4+2: in cosa consiste il “bilancio estremamente positivo” di cui parla il Ministro?” esprime al meglio il concetto di “comunque fai, sbagli”: se la scuola si dedica alla crescita integrale della persona e alla formazione integrale del cittadino non va bene perché trascura l’aspetto professionale e un giorno questi cittadini perfettamente formati saranno a spasso perché privi di competenze atte ad inserirsi nel mondo del lavoro; se va incontro alle necessità del “mondo produttivo” (chissà perché nell’articolo in questione è virgolettato?) non va bene perché trascura l’aspetto formativo e si sottomette alle esigenze delle imprese.

Ma insomma, cosa deve fare questa benedetta scuola? Formare cittadini futuri disoccupati od occupati con scarsa formazione alla cittadinanza?
Finché si (s)ragiona così è chiaro gli indirizzi tecnici e professionali saranno sempre considerati studi di serie B, dove far confluire giovani meno dotati per lo studio di quelli che scelgono i percorsi liceali. Ma siamo sicuri che sia veramente così?
Ho conosciuto ragazzi di queste scuole “di serie B” che grazie a questi percorsi si sono inseriti con soddisfazione nel mondo del lavoro e hanno fatto carriere più remunerative e più soddisfacenti di tanti che invece hanno frequentato scuole “di serie A” e hanno conseguito posizioni lavorative e sociali ben più modeste. Trovo poi falsa la separazione di “chi deve pensare da chi deve produrre”: forse che chi pensa non produce e chi produce non pensa?

Daniele Orla

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