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Finanziaria 2011, i sindacati alzano la testa

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Le prime reazioni alla Finanziaria erano stata in puro stile “sindacalese”, quasi a prendere tempo. Poi, con il passare dei giorni si sono fatte più critiche. Fino a diventare un coro di proteste. Si è sviluppata più o meno così, attraversata da un crescendo di perplessità, sino all’organizzazione di contestazioni di piazza, la presa di coscienza da parte dei sindacati nei confronti di una manovra economica che alla scuola per l’ennesima volta non fa sconti. Anzi.
Il sindacato più agguerrito è ancora una volta, dopo quelli di base, la Flc-Cgil: che mercoledì 6 luglio presiederà, dalle ore 11,30, l’entrata del Senato per ricordare ai parlamentari chiamati ad esprimersi che si tratta di un testo “totalmente privo di contenuti, soprattutto rispetto alla stabilizzazione di lavoratrici e lavoratori precari del mondo della conoscenza, tolto il fantomatico piano triennale di assunzioni nella scuola, che è comunque indefinito nei numeri e nei tempi e pertanto del tutto nebuloso. Si cancella, inoltre, il diritto dei precari alla stabilità per i contratti a tempo determinato reiterati per più di tre anni violando la normativa comunitaria“.
Anche secondo Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, si tratta di “un altro durissimo colpo alla scuola pubblica statale” che metterà l’istruzione pubblica “sempre più in ginocchio“: il sindacalista sottolinea il fatto che “gli accorpamenti dei plessi previsti dalla manovra provocheranno la scomparsa di 3.000 sedi di dirigenza, a cui si aggiungono molti altri aspetti fortemente negativi, fra i quali un ulteriore anno di blocco del contratto che non viene rinnovato da ben sei anni, con un taglio degli stipendi che, progressivamente, ha raggiunto il 15%”.
Sempre sul fronte remunerativo, Di Meglio evidenzia che “il destino degli scatti di anzianità rimane ancora sospeso“. Il leader della Gilda, poi, denuncia i mancati tagli ai costi della politica e cita due esempi: la soppressione delle province, non prevista dalla finanziaria “nonostante si tratti di enti inutili che comportano spese ingenti nel bilancio pubblico”, e il mantenimento di circoscrizioni anche in Comuni molto piccoli.
La Gilda degli Insegnanti punta l’indice anche contro “la proliferazione dei manager pubblici che, in maniera totalmente ingiustificata, percepiscono stipendi astronomici, oltre 5.000 euro al mese, a cui non corrispondono risultati adeguati“.
La Cisl per il momento si è scagliata, come spiegato in un altro articolo, sulla novità che costringerebbe i docenti reputati dalle commissioni mediche non più idonei all’insegnamento a cambiare mestiere: d’ora in poi saranno trasformati, peraltro entro 30 giorni dall’accertamento delle Asl, in semplici impiegati. Anche, se non c’è posto o non è stata prodotta la domanda entro i tempi prefissati, in un’altra  amministrazione statale. “Non ci interessa sapere per quali ragioni si sia immaginata una soluzione così drastica e pesante, né quante probabilità abbia di essere davvero tradotta in pratica: per la Cisl Scuola – ha tirato corto il sindacato di Scrima – questa ipotesi è semplicemente da rimuovere”.

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