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Fioroni: il maestro unico? Le famiglie lo hanno bocciato

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E’ un commento severo quello espresso dall’ex Ministro dell’istruzione, Giuseppe Fioroni, sui dati forniti dal Miur a proposito della tendenza delle famiglie italiane a scegliere per la scuola primaria il tempo pieno con almeno 30 ore settimanali.
Secondo Fioroni all’abbandono del modulo e delle copresenze non sarebbe infatti corrisposto alcun cambiamento della domanda: “la maggioranza delle famiglie italiane – dichiara a caldo l’attuale responsabile Educazione del Pd – ha scelto 30 ore per la prima elementare basandosi sul modello precedente che prevedeva mensa e compresenza di docenti”. Il risultato scaturito da questa situazione è la bocciatura da parte dei diretti interessati del “maestro unico e del modulo delle 24 ore. Il tempo pieno – continua Fioroni – si rafforza nel Nord del paese e il Sud continua ad impoverirsi là dove c’è più bisogno di una offerta formativa in grado di rispondere ai bisogni del territorio”.
Su questo punto l’esponente del Pd pone anche una domanda provocatoria: “come farà questo Governo con i tagli economico finanziari e le scelte fatte, a garantire gli standard di qualità a cui i genitori italiani erano abituati? Senza mensa e compresenza le 30 ore non daranno gli stessi effetti”.
Per quanto riguarda l’incremento delle insufficienze alle superiori, Fioroni teme invece che le scuole non siano nelle condizioni economiche per farvi fronte: “E’ un quadro preoccupante – sostiene – quello che emerge dai dati sulle insufficienze: perché le scuole autonome debbono avere le risorse idonee per garantire corsi di recupero adeguati per le esigenze degli studenti. Risorse invece falcidiate dal bilancio del Ministero per colpa di una Finanziaria che smantella di fatto il nostro sistema di istruzione”.
Forti critiche anche per l’alto numero di 5 in condotta, soluzione inizialmente indicata da viale Trastevere come estrema ed invece adottata per quasi 35mila studenti: “È facile mettere 5 in condotta – sottolinea sempre Fioroni – ma se poi le la scuole non hanno le risorse per predisporre gli strumenti necessari per recuperare e integrare, aumenteremo solo la dispersione scolastica e diminuirà il numero dei ragazzi che giunge alla maturità con preparazione idonea ed adeguata. Tutto ciò rafforza la necessità di ridurre i tagli economico finanziari posto a carico del sistema di istruzione per dare agli studenti italiani e alle loro famiglie non slogan o chiacchiere, ma strumenti adeguati ed efficaci”.
Per il momento il Miur non replica limitandosi a sottolineare, tramite il Ministro Gelmini, che l’abbandono del maestro unico (per le 24, 27 e 30 ore settimanali) era inevitabile: “il maestro unico di riferimento – sostiene Gelmini – sarà una figura indispensabile per la formazione del bambino così come accade in tutti i paesi europei. Solo in Italia erano previsti più maestri per alunno e da quando è stata introdotta questa modalità l’Italia è scesa dal terzo all’ottavo posto nelle classifiche internazionali della qualità delle elementari.”
Chi risponde all’ex Ministro Fioroni è invece la senatrice Irene Aderenti, componente della Lega Nord in commissione Istruzione del Senato: “Fioroni non può parlare per slogan – dice Aderenti – perché il modello di 24 ore non era comunque un modello con il maestro unico, perchè gli insegnanti devono lavorare sulla classe, per contratto, 22 ore alla settimana. Gli organici attuali del tempo pieno saranno garantiti sul territorio nazionali, quindi al Sud non saranno tolte classi a tempo pieno per darle al Nord”.
La senatrice è convinta che “ogni scuola manterrà in organico le classi a tempo pieno esistenti; piuttosto al Nord – aggiunge – molti dirigenti scolastici hanno indotto i genitori a optare per il tempo pieno pur sapendo che non sarebbe aumentato l’organico per poi accusare il ministro Gelmini, in modo strumentale, di effettuare tagli”.
Sul modello delle 30 ore la senatrice del Carroccio sottolinea come “era prevedibile che le famiglie avrebbero optato per questo modello alle prime elementari”. Sullo standard di qualità, Aderenti spiega come questo non sia compito dello Stato: “Quest’ultimo detta gli standard minimi; compito nell’offrire maggiore qualità è dell’autonomia scolastica che sarà chiamata ad utilizzare l’organico e le proprie risorse in modo molto flessibile dovendo essere in grado di recepire i bisogni reali del territorio e programmarli per venire incontro ad essi”.
Sul 5 in condotta Aderenti ritiene che sia una scelta di “ogni singolo insegnante essere responsabile, con un alto profilo professionale, affinchè possa educare i ragazzi ad avere un comportamento civile e corretto nella scuola. Non servono risorse in più, quindi, per insegnare ai nostri ragazzi l’educazione, basta che la si insegni. Chi si è preso 5 in condotta faccia una riflessione insieme alla propria famiglia e agli insegnanti per poter recuperare l’insufficienza”.