Home Archivio storico 1998-2013 Indicazioni nazionali Formazione e lavoro, il j’accuse delle aziende artigiane alla scuola

Formazione e lavoro, il j’accuse delle aziende artigiane alla scuola

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I brutti segnali che giungono dalle aziende artigiane non riguardano soltanto la bassa produttività e l’alto numero di fallimenti. Ora si scopre anche che per quasi la metà delle aziende italiane la preparazione tecnica dei giovani non sarebbe adeguata alle loro necessità. E per tre su quattro la colpa sarebbe del sistema d’istruzione e formativo. Con il risultato che le aziende artigiane preferiscono assumere over 30.
A rivelarlo è un’indagine svolta dal Censis per conto della Cna su un campione di 450 imprese con meno di 50 addetti. Ebbene, solo il 32% degli intervistati dichiara l’intenzione di ricercare giovani con meno di 30 anni. E se la maggioranza considera la variabile anagrafica ininfluente vi è invece un 15,3% che esprime una chiara preferenza per gli over 30. Il punto dolente è la preparazione tecnica, che per il 39,5% non sempre si rivela adeguata alle esigenze.
È davvero significativo anche il dato che più di 3 imprese su 4, tra quelle che negli ultimi cinque anni hanno ricercato profili da inserire in azienda, sono andate incontro a difficoltà. Per oltre il 42% delle aziende i profili incontrati non possiedono addirittura competenze in linea con quelle richieste. Ben tre aziende su quattro ritengono il sistema formativo italiano inadatto ai bisogni delle imprese. Una carenza rilevata soprattutto dalle imprese più strutturate: infatti, ben oltre l’83% delle aziende maggiori, quelle tra i 20 e i 49 addetti, esprime un giudizio drasticamente negativo sui canali dell’istruzione. Viene promosso invece l’apprendistato.
I segnali positivi arrivano dall’ultimo derivante dall’indagine: più di un imprenditore su tre (36,1%) ritiene che l’apprendistato, con il suo mix di studi teorici ed esperienza pratica fatta in azienda, fornisca ai giovani un buon livello di preparazione. Quell’apprendistato su cui il Governo Monti ha puntato, anticipandone di un anno la fattibilità. E dando anche ragione al Miur, che sempre sotto la gestione Profumo, ha accelerato il processo di avvicinamento del mondo del lavoro a quello dell’istruzione.