Una corsa contro il tempo che rischia di trasformarsi in un vero e proprio corto circuito organizzativo. È questa la realtà che molti docenti italiani si trovano ad affrontare con l’avvio dei nuovi percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico. Se da un lato l’obiettivo è quello di qualificare il personale per garantire un’istruzione migliore agli alunni con disabilità, dall’altro le modalità e le tempistiche stringenti stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema.
Al centro della questione ci sono i percorsi formativi attivati dalle Università e dall’INDIRE, destinati specificamente a docenti che hanno già maturato almeno tre anni di servizio sul sostegno negli ultimi otto o che possiedono un titolo conseguito all’estero in attesa di riconoscimento. La vera sfida è rappresentata dalla scadenza: il titolo deve essere conseguito entro il 30 giugno 2026, termine ultimo per poter sciogliere la riserva nelle GPS.
Per permettere questo “scatto finale”, il Ministero ha autorizzato lo svolgimento dei percorsi in un periodo estremamente compresso, ovvero non inferiore a tre mesi. Una formula intensiva che, pur cercando di rispettare gli standard qualitativi, sta sollevando un’ondata di segnalazioni e preoccupazioni da parte del personale scolastico.
Le segnalazioni giunte al Ministero dell’Istruzione e del Merito evidenziano la grave difficoltà nel conciliare la frequenza dei corsi con il regolare svolgimento delle attività didattiche in classe. Poiché le attività formative si svolgono prevalentemente in modalità telematica sincrona, i docenti si trovano spesso nell’impossibilità di essere presenti contemporaneamente ai corsi e a scuola.
Questa situazione sta causando numerosi disagi.
Di fronte a questa emergenza, la Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici ha inviato una nota ufficiale agli Uffici Scolastici Regionali. Il Direttore Generale ha chiesto esplicitamente alle istituzioni scolastiche di mettere in atto soluzioni organizzative che permettano di “contemperare il più possibile” il lavoro a scuola con la frequenza dei corsi.
Tuttavia, resta da vedere come le singole scuole riusciranno a gestire questa flessibilità in un periodo dell’anno scolastico già di per sé complesso. Tra esami intermedi e finali da svolgere necessariamente in presenza e ore di connessione obbligatoria per le lezioni online, la figura del docente appare sempre più schiacciata tra necessità burocratiche e il dovere verso gli studenti.