La frana che ha colpito Niscemi nei giorni scorsi, aggravata dall’ondata di maltempo legata al ciclone Harry, ha riportato al centro dell’attenzione nazionale il tema del dissesto idrogeologico in Sicilia. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, oltre 1.300 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, con interi quartieri evacuati e una comunità improvvisamente sospesa tra emergenza e incertezza.
Come evidenziato anche dal Corriere della Sera, il cedimento del terreno non può essere considerato un evento imprevedibile. Studi tecnici e progetti di messa in sicurezza erano stati avviati già negli anni scorsi, con fondi stanziati per il consolidamento dell’area e la sistemazione idraulica del torrente Benefizio. Tuttavia, quegli interventi non sono mai stati realizzati, trasformando un rischio conosciuto in una crisi conclamata.
Nel quadro tracciato dal Coordinamento Nazionale dei Docenti dei Diritti Umani, l’emergenza non riguarda solo le abitazioni e le infrastrutture. A Niscemi diverse scuole sono state chiuse perché situate in aree a rischio, interrompendo la continuità didattica e costringendo studenti e docenti a soluzioni provvisorie. La sospensione delle lezioni non rappresenta un semplice disagio logistico, ma incide profondamente sul benessere dei più giovani e sul diritto all’istruzione.