“Non mi preoccupa che molti giovani vadano a lavorare all’estero, mi preoccupa il fatto che non ritornino. Abbiamo perso 100mila laureati dall’Italia fra il 2020 e il 2024″. Sono significative le parole del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, pronunciate durante l’assemblea di Confindustria Genova a bordo della nave “Costa Toscana” ormeggiata nel capoluogo ligure.
“Noi imprese – ha aggiunto Orsini – dobbiamo saper attrarre le persone, la politica guarderà alla parte politica. Noi abbiamo ricominciato a parlare di meritocrazia, di salari, di dare alle persone una casa dignitosa, abbiamo ricominciato a parlare di integrazione, abbiamo cominciato a fare missioni all’estero con scuole in cui stiamo insegnando a parlare italiano a chi vuole venire a lavorare in Italia”.
Il problema, dunque, è l’esodo permanente di giovani italiani oltre frontiera: giovani formati, spesso con competenze di medio-alto livello, che trovano accoglimento lavorativo lontano dall’Italia.
Le motivazioni dell’esodo? Sono diverse: sicuramente il trattamento economico, considerando che per la medesima professione, come il medico o l’infermiere, un giovane che si propone oltre la Manica prende uno stipendio con cifre fortemente maggiori. Poi ci sono le prospettive di carriera, anche quelle decisamente imparagonabili.
Anche tra gli insegnanti, il gap stipendiale è notevole: in Paesi come la Germania lo stipendio iniziale di un docente è pari a circa il 20-30% in più, ma è con il passare degli anni che la forbice si allarga sempre più, sino a diventare oltre il doppio. Se poi il confronto si fa con i Paesi nordici, il divario diventa ancora maggiore.
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