Lo storico Ernesto Galli della Loggia, tra i vincitori del Premio Romei 2025, spiega alla ‘Tecnica della Scuola’ perché reputa dannosa la presenza dei genitori a scuola.
Professore, durante il suo intervento ha fatto cenno ad alcune tematiche che in qualche modo vanno ad inficiare quello che è il ruolo primario autorevole della scuola: tra queste, c’è anche l’entrata a gamba tesa dei genitori.
Io sono sempre stato critico e dopo tanti anni sono sempre più critico sulla presenza a qualsiasi titolo di genitori nella scuola: i genitori, in genere, non hanno nessuna esperienza didattica, naturalmente, perché fanno mille mestieri, giustamente, non hanno nessuna conoscenza dei programmi, naturalmente perché non è un loro compito avere programmi. Naturalmente, il loro parere ha un senso soltanto in quanto difensori, rappresentanti dei figli, rappresentanti degli interessi dei figli. Ma gli interessi dei ragazzi che vanno a scuola qual è quello di imparare: questo è il loro unico interesse. I professori non sono dei file di secondini di un carcere. Non è che li frustano, li tengono chiusi in prigione, li sottopongono a delle sevizie. Gli studenti non hanno bisogno di difensori che stiano lì a controllare che non gli venga fatta la ‘bua’. E quindi i genitori cosa fanno? I genitori fanno soltanto quello che è ovvio che facciano una volta che li si fa entrare nella scuola: cercare di rappresentare gli interessi dei propri figli. Ma agli occhi dei genitori, l’unico interesse dei propri figli è quello di essere promosso.
La scuola ha quindi un altro compito?
Infatti, l’interesse della scuola non è di promuovere ma di insegnare, è un’altra cosa. E magari, se lo studente non si dimostra capace di apprendere, di bocciare, cosa che naturalmente il genitore non può assolutamente accettare. L’insegnamento della scuola e la presenza dei genitori sono due termini contraddittori, che la legge ha cercato invece di considerare complementari. Ma siccome i genitori hanno un interesse pressoché esclusivo soltanto alla promozione dei figli, la complementarità non esiste. La scuola e i genitori sono due cose diverse. Educhino i loro figli: questo è il loro compito educarli anche a rendersi conto che a scuola devono studiare.
Ha fatto cenno alle chat, che lei ha giudicato veramente pessime: chat dei genitori. Spesso si chatta, a volte, anzi diciamo anche con i docenti. Insomma questo cosa comporta?
Per quello che so, dicono degli amici che insegnano, che sono particolarmente funeste le chat delle mamme: spesso riempiono il loro tempo a comunicarsi le rispettive esperienze, i loro figlioletti, comunicarci cosa il professore o la professoressa ha fatto, ha detto, se era simpatica, antipatica, eccetera. Così si crea nelle scuole un clima di pettegolezzo che è assolutamente non confacente all’istituzione scolastica.
Si parla molto di riforma degli organi collegiali che quest’anno hanno compiuto 50 anni: i genitori sono all’interno delle scuole, ma poi di fatto la loro presenza è minimale e fanno fatica ed essere rappresentati all’interno delle classi, spesso nel Consiglio di Istituto non si riesce a individuare il Presidente. Come si potrebbero agganciare in maniera positiva nella scuola?
Lo ripeto: i genitori non devono avere alcuna presenza nella scuola a mio giudizio. So bene che è un giudizio che naturalmente non ha alcuna possibilità di essere accolto e io penso che questo contribuirà a far andare la scuola italiana sempre peggio.