“Secondo una indagine Demopolis per Con i Bambini dice che il 43% degli adolescenti italiani quando esce di casa teme di rimanere vittima di violenze e bullismo e il 26% è convinto che gli episodi di violenza da parte delle baby gang nella sua città siano sempre più frequenti”.
Cosi Milena Gabanelli sul Corriere della Sera per la quale, secondo le sue ricerche, “dopo il Covid il fenomeno delle gang giovanili è esploso “, e i suo membri sono accumunati “più che dal ceto sociale o dal colore della pelle, dagli abiti che indossano, la musica che ascoltano, l’uso di droghe, i modi strafottenti e dentro c’è il minore straniero e quello italiano, quello che arriva dal quartiere disagiato e quello di famiglia benestante, e l’età va dagli 11 ai 17 anni. Si danno appuntamento sui social per poi ritrovarsi nei luoghi della movida, e l’obiettivo del furto o della violenza è l’atto di prevaricazione sulla vittima, meglio se filmato e postato sul web”
Se nel 2025, scrive Gabanelli, gli adolescenti indagati e seguiti sono stati 23.862, il 23% stranieri, oggi gran parte dei reati sono commessi in gruppo, mentre quelli trovati a girare con una spranga o un coltello in tasca, sono schizzati del 93,5%. I distretti più colpiti sono quelli di Milano, Bologna, Venezia, Napoli.
Inutile il “Decreto Caivano” del 2013, perché a due anni di distanza si è registrato +90% di ingressi nei Centri di prima accoglienza dove finiscono i minori fermati in attesa di convalida; +40% di presenze nei 19 istituti penali per minorenni (Ipm), dove il 63% è rinchiuso senza che sia intervenuta una condanna definitiva.
Per la prima volta “oltre la metà delle carceri per minori sono andate in sovraffollamento“, aumentati i casi di autolesionismo, violenze, tentati suicidi. Più spesso gli adolescenti sono numeri senza volto, che una volta scontata la pena tornano a delinquere.
Con il nuovo decreto sicurezza che sarà varato a giorni, sono previste multe fino a 12mila euro a chi vende coltelli ai minori e l’ammonimento del questore scatta anche per i 12/13enni se accusati di lesioni, rissa, violenza privata e minacce con l’uso di un coltello. Sanzioni fino a mille euro pure ai genitori di chi viene sorpreso a girare con il coltello nello zainetto.
La novità si affianca alla legge che già prevede la «culpa in educando», ma, dice la magistrata: “Ci sono famiglie dove la priorità è arrivare a fine mese, non certo controllare le foto che il figlio posta sui social. E da giudice mi chiedo: perché dovrei sanzionare una mamma e un papà, trascurando tutti gli altri adulti che a scuola, per strada, sui social, offrono modelli comportamentali sbagliati? La soluzione non è multare i genitori, ma mettere in campo politiche sociali e di assistenza che insegnino loro come svolgere al meglio il ruolo”.
Che fare allora? Diversi studi dimostrano come l’attivazione di progetti scolastici che aiutino i bambini a comprendere e migliorare le relazioni, riduce la possibilità che, crescendo, commettano azioni criminali. A beneficio di tutti: si stima che ogni dollaro investito nella prevenzione, generi 11 dollari di risparmi. Eppure abbiamo deciso di imboccare la strada opposta, come dimostra lo spolpamento il Fondo per il contrasto alla povertà educativa ”nel 2019 era già sceso a 55 milioni, nel 2022-23 a 45, e quest’anno ridotto a 3 milioni”.
“In sostanza, scrive Gabanelli sul Corriere “ la repressione da sola serve a nulla, se non accompagnata da interventi di politiche sociali con il coinvolgimento diretto della famiglia e soprattutto della scuola. A oggi, nel programma scolastico, l’educazione alle relazioni e affettività non è ancora materia obbligatoria”.