Home Archivio storico 1998-2013 Generico Gelmini: tagli ridotti dai tanti pensionamenti. E scoppia la polemica

Gelmini: tagli ridotti dai tanti pensionamenti. E scoppia la polemica

CONDIVIDI
  • Credion
Ha provocato forti reazioni, in campo politico e sindacale, l’audizione tenuta il 21 aprile dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, in Commissione Istruzione al Senato: in sostanza il primo responsabile dell’Istruzione italiana ha riferito che l’alto numero di pensionamenti (circa 32 mila) attenuerà i tagli organici adottati dal Governo.
“Era stata prevista una manovra di riduzione dell’organico di circa 45 mila docenti – ha detto il Ministro ai componenti della Commissione – , ma le cifre saranno ridimensionate perché ci sono molte richieste di pensionamento; quindi la riduzione dovrebbe scendere a poco più di 30 mila posti . Lo stesso dicasi per il personale non docente: era previsto un taglio di 12 mila persone in organico, ora i tagli effettivi saranno 6 mila. Con i due miliardi risparmiati investiremo nella qualità del sistema scuola”. Durante l’audizione il ministro Gelmini ha spiegato che i tagli sono sì “dolorosi ma indispensabili per reinvestire nella qualità”. E ha poi annunciato di aver chiesto al ministero dell’Economia di dar corso al piano di assunzioni in ruolo per 20.000 precari. Sul tempo pieno, infine, ha detto che per il prossimo anno scolastico la richiesta delle famiglie di iscrizione al tempo pieno è cresciuta del 3,5% rispetto al 2008-2009, a seguito di richieste da parte delle famiglie “viziate da informazioni strumentali, distorte ed ideologiche” e “stupisce la richiesta del tempo pieno da parte di molte scuole che non ne hanno i requisisti”: un incremento, pari a quello registrato negli ultimi 7 anni, su cui però il Ministro non ha specificato, come invece ha fatto con le 30 ore, di poterle autorizzare in toto. 
Solo in serata, attraverso una nota, il Miur ha fatto sapere che da settembre si passerà dalle attuali 7.000 a più di 9.000 classi prime che l’anno prossimo potranno usufruire del modello orario di 40 ore settimanali. Un aumento reso possibile grazie a una serie di azioni messe in atto dallo stesso Ministero tra cui il dimensionamento (250 accorpamenti) della rete scolastica “che è andato meglio del previsto”. L’aumento medio del numero delle classi di tempo pieno si praticherà in tutte le regioni italiane, ma il più significativo ci sarà in Veneto e in Lombardia dove le richieste delle famiglie e le condizioni delle scuole lo consentono. Si tratta, comunque, di un passo indietro rispetto alle dichiarazioni rilasciate sino a qualche settimana fa dai vertici del Miur, in base alle quali si sarebbe garantito il tempo pieno a tutte le famiglie che ne avrebbero fatto richiesta espressa. Il problema è che quel desiderata è stato atto dalla maggior parte dei genitori. Ed ora non pochi, le prime stime indicano addirittura 200-300 mila famiglie, rimarranno escluse.
Immediata la replica, alle parole del Ministro, da parte di opposizione e sindacati. La prima, ormai sempre più rappresentata dall’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, non è andata per il sottile: “Basta dare numeri al lotto sulla scuola – ha detto il responsabile  del dipartimento Educazione del Pd – perché la situazione delle istituzioni scolastiche italiane è al collasso ed è sotto gli occhi di tutti gli studenti, genitori, personale docente e non docente”.
“Dire che aumenta il tempo pieno – afferma – significa anche trarne le conseguenze: 100.000 alunni in più che chiedono il tempo pieno corrispondono a 3.500 classi in più e cioè a 7.000 docenti in più. Di tutto questo non c’è traccia alcuna. Al contrario i pensionamenti aumentano e si continua a non rispettare una legge dello Stato, mai abolita, che impone l’assunzione dei precari per favorire il ricambio: ci auguriamo quindi che le immissioni in ruolo avvengano secondo tutti i numeri previsti dalla legge e non con soluzioni a ribasso”.
Poco tenero è stato anche il fronte sindacale. Per il leader della Cisl di categoria le cancellazioni dei posti
ci sono e sono pesanti, certificati nei provvedimenti ministeriali . Secondo Scrima le parole del Ministro lasciano esterrefatti perché vogliono negare l’evidenza: spacciare i pensionamenti come se fossero una riduzione dei tagli è un’operazione del tutto priva di logica, un maldestro tentativo di mascherare la realtà dei fatti. E per questo non inciderà quindi più di tanto sul piano di razionalizzazione deciso da governo e Miur: se l’alto numero di pensionamenti potrà limitare le situazioni di esubero del personale – ha sottolineato – resta del tutto intero il disagio che le scuole dovranno sopportare a causa dei posti che verranno soppressi.
Il sindacalista ha spiegato infine che per l’assunzione di 20.000 docenti ed Ata, ancora al vaglio del ministero dell’Economia, “non servono analisi sociologiche, ma interventi concreti e tempestivi”.
Interventi analoghi sono reclamati anche dal segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna,  secondo cui per attenuare il peso dei tagli agli organici non basta evidentemente sottolineare l’alto numero di pensionamenti e le 20 mila assunzioni. Secondo Di Menna le istituzioni dovrebbero piuttosto “assicurare al personale che rischia di rimanere senza lavoro la continuità didattica. In tal senso abbiamo già registrato la disponibilità di alcune regioni, come Marche Campania e Sardegna, che sono disponibili a finanziare il progetto”.
La Uil  Scuola è anche preoccupata per la gestione del personale di ruolo, diverse migliaia di docenti  da alcune prime stime, che dovranno cambiare scuola a seguito della riforma nella primaria e nella secondaria inferiore: “questi docenti – sostiene Di Menna  – , in prevalenza maestri delle scuole elementari e insegnanti di lettere nelle scuole medie, verranno coinvolti in una mobilità incontrollata frutto di una gestione tutta burocratica del personale. Abbiamo provato a fare proposte di conferma nelle scuole, ma anche queste sono state rigettate dal Miur perché non aderenti alle rigide regole. Il problema è che al di là di numeri, che sono quelli ormai noti, è giunto il momento di pensare alle persone. Ai lavoratori: negli istituti c’è già molta preoccupazione perché non c’è certezza sul tempo pieno richiesto dalle famiglie. Il rischio – ha concluso Di Menna – è che vengano meno i requisiti minimi per il corretto funzionamento”.
Su altri fronti era invece impegnato, nella stessa giornata, il leader della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo: una trentina di dirigenti del sindacato si è infatti incatenato davanti al Miur per dimostrare che in molti istituti mancano anche i soldi per i gessetti e la carta igienica. Ed in queste condizioni dirigere una scuola diventa quasi impossibile. Su un cartello rivolto verso Ministero c’era scritto: `i dirigenti scolastici hanno le mani legate’.
“Rispetto allo scorso anno – ha detto Armando Catalano, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici Flc-Cgil – gli istituti italiani hanno subito complessivamente subito un taglio di 427 milioni di euro. A questo si aggiunge un credito di oltre un miliardo che gli istituti hanno nei confronti dello Stato, anche per le supplenze che ancora non sono state pagate”.
In basi ai dati forniti dai lavoratori della conoscenza Cgil, dall’inizio di quest’anno scolastico i fondi scolastici finalizzati al funzionamento didattico ed amministrativo sarebbero stati ridotti, sempre rispetto al 2007/2008, di 73 milioni di euro.
Altri 44 milioni di euro mancherebbero per lo sviluppo dei piani di offerta formativa, 37 milioni per i corsi di recupero delle insufficienze. Ben 270 milioni di euro per le ditte di pulizie e per le spese ex Lsu. Altri 3 milioni di euro sarebbero stati sottratti, infine, per la formazione dei docenti.
Nel pomeriggio una delegazione di manifestanti si è spostata nella vicina sede della Flc-Cgil, in via Leopoldo Serra, dove assieme al segretario Pantaleo, ha incontrato alcuni parlamentari di
Pd, Idv, Pdci, Prc e Sinistra e Libertà collocando come “insensato e inaccettabile” il comportamento del Governo “che mentre la scuola pubblica non ha soldi neanche per comprare la carta igienica ha ripristinato 122 milioni di euro per la scuola privata”.