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Genitori sindacalisti dei figli, Giuliani: poi ci lamentiamo perché il docente perde autorevolezza

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Ha suscitato un plebiscito di consensi, tra i docenti, l’articolo della Tecnica della Scuola sui genitori che vogliono la promozione e non l’educazione dei loro figli.

Se ne è parlato durante la trasmissione “L’angolo del direttore”, andata in onda il 6 marzo su Radio Cusano Campus: secondo Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, “in effetti troppi genitori si trasformano nei sindacalisti dei loro figli. Vivendo la scuola – ha detto – possiamo dire che queste famiglie li tutelano e proteggono in modo esasperato”.

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Si tratta di situazioni che raggiungono l’apice con “la pubblicazione dei voti e degli scrutini di metà e fine anno. Già nella scuola primaria assistiamo alla ricerca al voto alto, che diventa quasi un’ossessione. E si additano i docenti come i ‘colpevoli’, qualora questo non avviene. Anche i dirigenti scolastici sono spesso osteggiati, anche perché protagonisti di iniziative volte a chiedere contributi o fondi per il sostentamento della scuola: le famiglie non collaborano, perché ritengono che la carta per le fotocopie o quella igienica è un diritto”.

Tornando ai docenti, “troppe volte, se un ragazzo prende un’insufficienza, la colpa non è sua ma sempre e comunque del docente. Il quale non lo comprende, che non ha valutato la situazione e le sue mille giustificazioni”, ha continuato Giuliani

“Troppo famiglie, non si rendono conto che in questo modo si fa il male all’alunno. Perché di frequente, come ha detto giustamente osservato il filosofo Umberto Galimberti, i genitori se la prendono con i docenti davanti ai lori figli. I quali, reagiscono con atteggiamenti a loro volta ostili nei confronti del corpo insegnante. Contro cui diventano critici e ostili. E in tal modo, il docente perde sempre più autorevolezza” e considerazione sociale.

“Invece, le famiglie devono collaborare, devono stare con gli insegnanti, se si mettono di traverso, gli alunni ci perdono”.

Durante la puntata del 6 marzo, si è parlato anche dei mai risolti problemi dell’algoritmo, che ha portato tanti insegnanti a lasciare la propria regione per prendere servizio in scuole distanti anche 1.500 chilometri da casa. Nella stessa giornata, la vicenda è stata ripercorsa dal Comitato delle valigie del 10 agosto: gli stessi docenti sardi che due anni fa scesero in piazza, hanno chiesto una soluzione al ministro Valeria Fedeli, in visita proprio in Sardegna: il nostro direttore ha parlato di “migliaia di assunzioni pagate a carissimo prezzo”, con “quasi tutti i precari della fase B assunti nel Continente, con tutti i sacrifici che può comportare, mentre altri precari immessi in ruolo, seppure con meno punti, sono rimasti in alto numero nella loro terra”.

 

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La discussione si è poi spostata sulle dichiarazioni del ministro Fedeli, che ha auspicato la volontà di raddoppiare i fondi a favore di scuola, università e ricerca nei prossimi cinque anni: il direttore ha auspicando che ciò avvenga, ricordando anche che però “a parole tutti i Governi si dicono intenzionati ad incrementare i finanziamenti per l’istruzione, salvo poi tagliarli sistematicamente quando bisogna far quadrare i conti con la legge di Stabilità di fine anno”.

Giuliani ha infine ricordato che l’8 e il 17 marzo le lezioni scolastiche potrebbero subire dei disservizi, a causa di un doppio sciopero. Il primo, di stampo “femminista”, prevede, nel giorno della festa internazionale della donna, un ritorno alle rivendicazioni degli anni Sessanta e Settanta per una vera parità di genere, dopo i crescenti episodi di sessismo e di violenza nei confronti delle donne. “A questa protesta, tuttavia, per la scuola ha aderito solo la Flc-Cgil”, ha ricordato Giuliani, “è c’è da capire se ci sarà una risposta a questa iniziativa dello sciopero ‘globale’, che si svilupperà attraverso dibattiti, cortei, flash mob”.

Lo sciopero esclusivo della scuola è stato invece indetto dai sindacati di base, Anief e Federata, (ma non dai sindacati rappresentativi): riguarderà, in particolare, la richiesta di modifica delle leggi delega, sui cui proprio entro venerdì 17 marzo si dovranno esprimere le commissioni parlamentari di Camera e Senato.