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Gilda insegnanti, una nuova proposta per le elezioni RSU

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Abbiamo ascoltato il Prof. Stefano Battilana – Resp. Nazionale RSU Gilda Insegnanti, che propone una modifica sulle elezioni RSU e un livello di contrattazione territoriale a cui tutte le scuole debbano attenersi.

Proposta sulla modifica delle RSU

  1. Riapriamo il dibattito sulle RSU. Lo dico da uomo di sindacato, ritenendo di interpretare l’opinione di molti miei colleghi, anche di altri sindacati: le RSU sono uno spreco di risorse e andrebbero quantomeno sostituite da una contrattazione centralizzata a livello provinciale. Ancora non abbiamo dimenticato lo stato di fatica e di stress cui sono state sottoposte nella passata tornata elettorale della primavera 2018 le strutture sindacali territoriali e la prostrazione che ne è derivata. Intendo riallacciarmi a un intervento del collega Prof. Antonino Tindiglia, proprio su La Tecnica della Scuola, relativo al medesimo argomento, in cui si diceva:
    “Si ritiene, che per quanto sopra esposto nel decalogo, si debba intervenire normativamente e modificare l’istituto giuridico della RSU passando da una elezione scuola per scuola ad una rappresentatività provinciale che lasci alle OO.SS. la designazione dei dirigenti sindacali alla partecipazione agli incontri per il rinnovo dei CCII nelle singole scuole. (…) Rivedere l’istituto giuridico delle RSU, correggendo tutte le incongruenze riscontrate, dopo circa 20 anni dalla loro comparsa, ritengo sia doveroso e utile.” È una richiesta moderata: “rivedere” un controverso istituto, assolutamente lontano dagli interessi dei docenti. Il 2021 si avvicina e persino le poche suppletive RSU organizzate in giro per l’Italia spesso non raggiungono i candidati necessari o il quorum: dobbiamo prendere una posizione chiara e portarla avanti con determinazione già da oggi se vogliamo tentare di modificare qualcosa.
  2. Crisi della contrattazione d’istituto. Partiamo dal presupposto che le elezioni RSU siano necessarie per misurare la rappresentatività (non certo in tempo reale: ancora i dati ufficiali sono quelli del triennio precedente…). Accogliamo il fatto che siano una procedura endosindacale e che i grossi sindacati non abbiano interesse a cambiare il sistema (nonostante sia anche per loro un impegnativo stress test), perché fotografa l’esistente e non permette ai piccoli di entrare o di crescere (con le dovute eccezioni, vedi Anief). Segnaliamo il fatto che la procedura elettorale impiega gratuitamente ma in orario di servizio per almeno 3 giorni una platea indicativamente di 30/50000 persone, che si fatica tremendamente a trovare personale disponibile, che le operazioni elettorali sono farraginose (nell’epoca del voto online…) e spesso contornate da polemiche, con numerosi ricorsi al Comitato dei garanti, oppure svolte nel completo disinteresse della categoria docente. Del resto, è una regola aurea: le elezioni locali raccolgono meno votanti di quelle nazionali, a meno che non abbiano una pertinenza politica nazionale. Prendiamo atto che anche gli eletti RSU docenti svolgono con fatica e ripetitività il proprio compito e che sempre più si fatica a mobilitarli, da parte di tutte le sigle sindacali. Tale personale poi spesso è usurato, sia dentro che fuori la contrattazione d’istituto, in diatribe che nulla hanno a che fare con la didattica e che si trascinano in modo assolutamente analogo da scuola a scuola e che spesso vengono risolte in modo assolutamente difforme e sperequativo.
  3. La contrattazione provinciale RSU. In tutta questa duplicazione centuplicata delle contrattazioni, sarebbe sufficiente una contrattazione provinciale (unica per la Parte Normativa, che è ferreamente simile da scuola a scuola, articolata per gradi di scuola per la Parte Economica), ora, dopo l’abolizione definitiva degli Ambiti, giuridicamente e realisticamente possibile, condotta da una delegazione di parte datoriale e da una controparte sindacale corrispondente alle unità di personale rappresentato (una sorta di Tavolo provinciale della Contrattazione di istituto – TPC), che resterebbe in carica 3 anni, salvo surroghe. Come verrebbe eletto questo TPC? Tramite elezioni RSU triennali in ogni singola scuola, negli stessi giorni in tutta Italia, magari con un sistema telematico e più snello, con una scheda unica e una soglia di sbarramento sia per la presentazione delle liste che per la soglia di accesso, su liste provinciali bloccate (niente preferenze), che consentirebbero l’accesso anche a sindacati non rappresentativi o firmatari. I risultati elettorali avrebbero una duplice valenza: la composizione del TPC e la conta dei voti per la rappresentatività nazionale. Per l’applicazione della Parte Economica (definita in modo articolato dal TPC) nei singoli istituti resterebbe ben poco spazio di manovra sia ai DS che ai TAS di istituto, che verrebbero indicati dalle strutture provinciali, laddove ne ravvisassero la necessità. Il Contratto di Istituto (un doppione ormai fotocopiato in tutte le scuole) verrebbe sostituito da Accordi provinciali, con Linee guida nazionali, condotto da addetti ai lavori e ben più difficilmente contestabile. A livello di istituto non sarebbero più possibili Atti unilaterali, ritardi o conflitti personali, differenziazioni esagerate, disomogeneità di applicazione e per tutta l’Amministrazione il rapporto costi/benefici (quanto costa in termini di impiego del personale in servizio distribuire 1 euro di FIS??) sarebbe assai vantaggioso. Piccoli margini di manovra sarebbero consentiti a una Commissione per le Relazioni sindacali di istituto, composta, diversamente da ora, dalle Delegazioni trattanti indicate dalle strutture provinciali.

In conclusione, come tutte le proposte, si può modificare, integrare, ma lanciamo con forza questa proposta: del resto era la prima versione delle RSU scolastiche, già approntate per l’autunno 1998 e poi improvvisamente congelate fino al dicembre 2000. Coinvolgiamo il Governo, gli altri sindacati, anche quelli non rappresentativi, il personale della scuola, le associazioni datoriali, nella consapevolezza che così non si può più andare avanti, che noi dobbiamo denunciare con forza questo stato di cose, per la nostra coscienza e per senso pratico e costruttivo, nel rispetto della democrazia scolastica, del diritto allo studio e della tutela professionale degli operatori della scuola. Farlo nel 2021 sarà troppo tardi!

 

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