“I promessi sposi” di Alessandro Manzoni come il gioco del “se…”, nel senso dell’ipotesi e della congettura, ovvero della storia riscritta secondo supposizione, sul tipo: che sarebbe successo se… Napoleone Bonaparte avesse vinto la battaglia di Waterloo? Tuttavia, se questa domanda interessa gli storici, ai critici letterari potrebbe interessare l’altra: che sarebbe successo se don Abbondio non avesse ceduto alle minacce dei bravi e dunque agli ordini di don Rodrigo?
Se, a parere di Umberto Eco, la storia è facile sovvertirla, inventando magari un documento trovato in qualche oscura biblioteca, per la letteratura ciò è impossibile, perché tutta la vicenda è praticamente assolutamente non smontabile e don Abbondio, per esempio, rimarrà sempre il pusillanime descritto da Manzoni, come fra Cristoforo il difensore dei deboli. Nessun documento infatti si troverà mai e in nessun luogo, in grado di svelare novità rispetto a quelle narrate dal romanzo: la storia, quella è e quella rimane.
Tranne che, per esempio, una oscura avventura, come quella occorsa ad Adrian Leverkühn, nel romanzo di Thomas Mann, “Doktor Faustus”, non venga trattata come un gioco. Un gioco vero e proprio, con giocatori che lungo il percorso del romanzo decidono di mutare caratteristiche dei personaggi, luoghi, condizioni ed elementi portanti, come, per esempio, l’anonimo redattore del documento da cui Manzoni trae lo spunto per i suoi “Promessi sposi” o altri interi capitoli o la struttura medesima dei protagonisti: ma ben sapendo che si tratta appunto di un gioco.
Ora uno stratagemma simile, il gioco a squadre o a gruppi o a singoli, è stato creato apposta, sia per fissare meglio nella memoria degli studenti un’opera fondamentale come il romanzo di Manzoni, sia per mettere all’attenzione delle famiglie e dei ragazzi una opportunità per divertirsi in compagnia in modo diverso, usando la grande letteratura.
Ed ecco allora questo particolare libro, edito dalle edizioni San Paolo, dal singolare titolo, “I promessi sposi. Libro game. Decidi tu se questo matrimonio s’ha da fare”, di Matteo De Benedittis, nel quale appunto è il lettore a decidere, non solo il finale, ma anche ogni singola vicenda, dall’Innominato a Gertrude, dalla fuga di Renzo alle nefandezze del Grifo.
“Sarete voi”, dice una pubblicità del libro, “a impugnare il destino dei protagonisti! Siete pronti ad affrontare bravi minacciosi, intrighi conventuali e l’ombra incombente della carestia e della peste?”
E ancora: “Che cosa sarebbe successo se don Abbondio si fosse opposto con coraggio ai sgherri di Don Rodrigo? E se la sventurata Gertrude avesse trovato la forza di non cedere alle lusinghe di Egidio, salvandosi da un destino di Monaca forzata? E se Lucia si fosse rifiutata di sposare Renzo, abbandonando il promesso sposo al tumulto e alla fuga?”
E infatti, ci sono ben 18 finali diversi, mentre un regolamento, all’inizio del libro, spiega passo passo cosa bisogna fare e come bisogna farlo, onde avere un comportamento univoco ed evitare sbandamenti, compresa una scheda esplicativa del gioco e i punti da attribuire.
E in ogni caso, quando il gioco è terminato, benché è ripetibile molte volte, sfruttando le varie probabilità attribuite a ogni personaggio e a ognuna delle tante storie presenti nel romanzo, è possibile leggere l’opera di Manzoni così come lui l’ha concepita, per intero e senza starane interferenze .
E allora, fate il vostro buon gioco con la grande letteratura.