Quella avviata il 6 maggio al MIM non è una semplice discussione teorica sui quadri orari: è il risultato di una forte iniziativa sindacale nata dalla nostra netta contrarietà a un impianto di riforma degli istituti tecnici che, per come è stata costruita, rischiava di produrre effetti pesanti sulla qualità della formazione e sulle condizioni di lavoro del personale scolastico.
Abbiamo contestato fin dall’inizio una riforma calata dall’alto, definita nel 2022 in occasione del PNRR, senza un reale coinvolgimento delle scuole e delle rappresentanze del lavoro, che interveniva sui curricola con conseguente riduzione delle ore di molte discipline. Una riforma che avrebbe impoverito il profilo culturale degli studenti e messo a rischio la stabilità professionale di molti docenti.
La nostra mobilitazione è nata proprio da qui: dalla convinzione che gli istituti tecnici rappresentino un pilastro strategico del sistema educativo e produttivo del Paese e che non possano essere trasformati con interventi che riducono spazi educativi e disciplinari.
Per questo consideriamo importante il risultato ottenuto con il confronto avviato dopo la conciliazione al ministero del Lavoro.
Il Ministero dell’istruzione ha riconosciuto la necessità di intervenire per modificare le disposizioni applicative della riforma, ridurre la quota oraria riservata alle scuole, che noi chiediamo di eliminare del tutto, ripristinando le ore disciplinari fondamentali garantendo maggiore stabilità agli organici .
È un primo passo, non conclusivo. Restano aperte questioni importanti, legate all’impianto complessivo del DL 144/2022: non è poco avere ottenuto che siano fatte oggetto di modifiche legislative puntuali e concrete.
Questi i nostri risultati. Altri hanno fatto scelte diverse, a nostro avviso di scarsa o nulla utilità, che si riducono ad azioni puramente propagandistiche e velleitarie. È fuori dal mondo chi chiede l’abrogazione totale della riforma e invita su questo a scioperi ai quali non a caso la quasi totalità della categoria, più o meno il 95%, si rifiuta di aderire. Lo sciopero è uno strumento importante per il sindacato, non se ne deve sminuire il valore riducendolo a pura espressione di protesta, senza obiettivi realisticamente perseguibili.
Bisogna dire con chiarezza che il DL 144/2022 è stato approvato dal Parlamento nel 2022, inserito all’interno degli impegni del PNRR assunti dal precedente Governo a livello europeo. Pensare di cancellare una legge semplicemente con slogan o mobilitazioni simboliche significa non misurarsi con la realtà normativa e istituzionale.
Un grande sindacato non vende illusioni ai lavoratori. Ha il dovere, ed è quello che cerchiamo di fare, di ottenere risultati concreti, cambiare ciò che non funziona, tutelare il personale e migliorare realmente la qualità dell’istruzione tecnica attraverso il confronto, la contrattazione e proposte credibili.
Noi pensiamo che innovare la scuola significhi investire anche nella qualità dell’istruzione tecnica, rafforzare i saperi, valorizzare il lavoro docente e costruire percorsi realmente condivisi con le comunità scolastiche. Non si modernizza la scuola riducendo spazi educativi; la si migliora investendo sulle persone, sulla formazione e sulla partecipazione. Il nostro cammino continua nelle prossime settimane con i tavoli di discussione aperti al ministero volti a modificare il DL 144/22 ed il conseguente DM intervenendo concretamente su tutti gli aspetti di criticità rilevati in queste settimane. Nel frattempo, con le misure da noi chieste ed ottenute, i docenti sono stati tutti confermati e chi ha perso il posto lo deve, ahinoi, alla riduzione delle classi e non alla riforma dei tecnici. Il Decreto ministeriale sulle classi di concorso estenderà le atipicità anche a quelle non previste nella bozza iniziale ( A021 nel Turismo, A034 in Grafica, Meccanica e Moda, A020 in Meccanica ed Elettronica ). Entro maggio infine ci sarà un decreto legge di modifica dei quadri orari che permetterà al ministero di cambiare il DM 29 del febbraio scorso. Grazie a un impegno continuo, non demagogico, con un confronto centrato su proposte chiare e credibili puntiamo a ottenere un risultato che non è di poco conto e che è alla nostra portata: fare come se la riforma non fosse mai partita.
Ivana Barbacci, segretaria generale CISL Scuola
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