Prima Ora | Notizie scuola del 13 maggio 2026

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13.05.2026

Il CESP-Rete delle scuole “ristrette” al Salone internazionale del Libro di Torino

Anche quest’anno il CESP e la Rete delle scuole ristrette parteciperanno al Salone Internazionale del Libro di Torino (14-18 maggio) e saranno presenti in più appuntamenti. Il 14 e 15 maggio saranno ospiti negli stand di più Regioni, presso quello dell’Umbria, nella sezione Letture e biblioteche in carcere: pratiche da promuovere, diritti da garantire; del Lazio, nella sezione Biblioteche che trasformano: inclusione, diritti e futuro nel Lazio; della Toscana nella sezione Interventi di welfare culturale in carcere, per la realizzazione di biblioteche innovative negli istituti penitenziari, collegate in rete con le altre biblioteche del territorio, delle Scuole e delle Università degli Studi, strutturate in modo da diventare dei veri e propri poli culturali, oltre che di sviluppo di nuove professionalità. Gli incontri si apriranno con la Regione Umbria (ospite d’onore del Salone di quest’anno), con la quale sono state già poste le basi per la costituzione di una rete tra le biblioteche nelle carceri umbre durante il seminario svolto come “CESP-Rete delle scuole Ristrette” nel decimo anno della nostra partecipazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto 2025, proseguiranno poi, il 15 maggio, con la Regione Lazio, con l’intervento di uno studente ristretto, ma ora libero, che riporterà l’esperienza del corso “Biblioteche innovative in carcere” svolto dal CESP, presso la Casa Circondariale di Rebibbia e si concluderanno con gli interventi presso la Regione Toscana, nella quale sono in corso di svolgimento tre progetti, “Biblioteche innovative in carcere”, approvati da Cassa delle Ammende, presso la Casa Circondariale di Grosseto, la Casa Circondariale di Livorno e la Casa di Reclusione di Gorgona.

Accanto agli incontri presso le Regioni, venerdì 15 maggio, alle 12,45, presso la Sala Internazionale- Padiglione 2, messo a disposizione del Salone, si svolgerà un incontro “Oltre la pena: percorsi di riconnessione sociale e cittadinanza attiva”, con la presenza, tra le altre, della Vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, del Consigliere della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i Poli Universitari Penitenziari, docente ordinario presso l’Università di Torino, professor Rocco Sciarrone, nel quale si entrerà nel merito del delicato equilibrio tra la privazione della libertà e la conservazione della dignità del condannato. La funzione della punizione non può essere, infatti, mero strumento di vendetta sociale o di isolamento perpetuo, ma deve essere, piuttosto, un percorso orientato alla trasformazione interiore e al futuro reinserimento del recluso nella comunità, visione che si fonda sul principio che lo Stato democratico non debba annullare l’individuo a causa del suo illecito, bensì misurare la propria solidità etica e costituzionale proprio nella capacità di offrire una possibilità di riscatto e di cambiamento.

Ciò che il CESP e la Rete delle scuole ristrette, vogliono porre all’attenzione di tutti è se il periodo successivo alla condanna possa offrire una reale prospettiva di reintegrazione o se si traduca in una definitiva estromissione dell’individuo dal tessuto sociale, visto il concreto rischio che la reclusione diventi una forma di “morte civile”, in cui il colpevole viene identificato esclusivamente con il reato commesso anziché come persona dotata di dignità.

Il carcere, in linea con l’articolo 27 della Costituzione italiana, non può essere, infatti, un luogo isolato e privo di diritti fondamentali, ma deve invece rappresentare uno spazio tutelato dai principi di uguaglianza e solidarietà, dove lo Stato dimostra la propria natura democratica attraverso il rispetto della persona detenuta.

In tale prospettiva appare centrale il ruolo che arte e cultura hanno all’interno dell’esecuzione penale. L’introduzione della letteratura, la creazione di biblioteche e la promozione dell’espressione drammaturgica negli istituti di pena non hanno una semplice valenza estetica o assistenziale, ma costituiscono un vero e proprio atto di opposizione alla disumanizzazione delle persone recluse. I libri e le attività teatrali permettono di preservare l’individualità di chi è privato della libertà personale, impedendo che l’individuo venga ridotto a un semplice dato statistico o a una pratica burocratica. Attraverso la rappresentazione scenica e la lettura, il detenuto può esplorare nuove narrazioni esistenziali e interrogarsi sul proprio vissuto oltre la colpa. È questa sinergia culturale a fungere da collegamento con la società libera, sollecitando la collettività a superare l’indifferenza e l’ostilità verso chi ha scontato la propria pena.

Gli interventi del CESP e della Rete si concluderanno il 18 maggio, dove i docenti dei percorsi di istruzione negli istituti penitenziari, saranno presenti nella sezione “Adotta uno scrittore” (in carcere), uno dei progetti più antichi del Salone del Libro, attraverso il quale circa 40 autori ogni anno entrano nelle scuole e di questi circa 15 si recano nelle sezioni scolastiche interne agli istituti di pena (minorili e non).

Anna Grazia Stammati Presidente CESP

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