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Gli esami non finiscono mai

Gli esami non finiscono mai affermava “Guglielmo Speranza”, la figura centrale della commedia di Eduardo de Filippo che ha voluto raccontare la vita di quest’uomo buono, troppo ingenuo, e che ha sempre sperato di realizzare i suoi sogni.I giovani di oggi, almeno alcuni a leggere le notizie non li vogliono nemmeno iniziare gli esami, non si vogliono neppure mettere alla prova la prima volta, un po’ più seriamente, nella loro vita. 
Da uno sono diventati tre, poi quattro ma ne verranno molti altri, ragazzi e ragazze che si sono rifiutati di sostenere la prova orale della Maturità, anche il fenomeno dell’emulazione da media, da notorietà è significativo.
Ma, non voglio giudicare, non spetta a me resta però nel mio sacrosanto diritto esprimere il mio pensiero, la mia opinione su un fatto “artatamente” diventato pubblico.
Cosa succede? In pratica si sta zitti e fermi 13 anni, e poi dopo le due prove scritte si fanno due conti: ho un totale di crediti che mi consentono di essere maturo, per cui perché sforzarmi e nel caso non fare bella figura, perché stressarmi, tanto mi promuovono lo stesso, lo hanno fatto tutti gli anni, sempre ormai è così, per cui…
Come effetto secondario ma, non troppo anzi, ottengo notorietà dal punto di vista mediatico, si va a finire su tutti i media con articoli, interviste, servizi, tutti a cercare di capire il disagio, i problemi esistenziali di questi studenti.
Quindi vengo promosso e acquisto visibilità, divento di colpo un giovane impegnato che pensa, quindi uno buono, non uno di tutti quelli che solo studiano per ottenere il loro primo gradino nella vita, con fatica il loro primo successo; io invece ho un futuro nei panel impegnati, nel caso un eventuale futuro politico, insomma vale la pena e di contro non perdo nulla, non rischio nulla.
Un gesto di protesta, all’ultimo atto della loro carriera liceale ben congegnato, si prepara uno slogan d’impatto tipo “sono contro il sistema”, “il voto non serve a giudicare la maturità”, “contro una scuola che valuta, ma che non ascolta”, “il sistema scolastico, così com’è, non mi rappresenta”, “i professori non hanno mai cercato di capire chi fossi davvero, solo voti, nessuna empatia” ed è fatta.
E nel mondo attuale, dove è diventato democrazia non rispettare le leggi è fatta!Le commissioni, giustamente, sono in difficoltà qualsiasi cosa facciano o dicono potrà essere usata contro di loro.
Un po’ come accade con le forze dell’ordine, che non possono fare nulla solo subire, giudici e media pronti a impallinarli.I dirigenti scolastici che cercano di mediare anche perché sanno di aver già perso, qualsiasi atteggiamento e presa di posizione assumano si troveranno addosso polemiche quando non ingiurie e altro.In Italia è così l’autorevolezza non esiste più, e non parlo dell’abuso di potere ma, della giusta autorità conferita dal ruolo e dalla legge che è diventata una cosa vecchia, desueta.
C’è una nuova legge quella dei più furbi “io posso fare tutto e tu non puoi fare nulla, questa volta non è il marchese del grillo no, sono tutti quelli che trovano abili scorciatoie nei buchi del perbenismo, del giustificazionismo, dell’ipocrisia, del politicamente corretto a tutti i costi, anche andando contro la logica e la coerenza.Emblematico il caso di uno studente iscrittosi ad una scuola, tra l’altro paritaria, solo per il quinto anno e proveniente da una scuola privata steineriana, (di cui su Internet tutti possiano conoscere i costi) che ha protestato per le disuguaglianze e per un modello educativo che premia chi può permetterselo.
Resto molto perplesso!
Una studentessa invece scrive una lettera alla presidente di commissione, lettera che ovviamente per conoscenza arriva alla stampa, con tanto di testimoni, per lamentare che la sua interrogazione l’aveva spogliata della sua dignità e che era stata un supplizio, in pratica la presidente della commissione è già messa all’angolo quando non proprio al tappeto.
Anch’io sono convinto che la scuola non sia allineata con i tempi, che è rimasta indietro, che i docenti sono scoraggiati e demotivati anche perché privati di dignità e di autorevolezza.
Adesso gli si chiede qualcosa che prima apparteneva solo alle famiglie, cosa giustissima sì ma, allora occorre riformare anche i programmi se si vuole che il docente chieda in classe a questi giovani come “stanno”, in una scuola dove non esiste lo spazio o il momento giusto per farlo e dove non è proprio previsto.La famiglia d’altronde, quando esiste, forse è troppo presa dal lavoro, dalla palestra, dai social per capire per prima i bisogni e i problemi dei propri ragazzi.Ma, allora perché non fare una protesta durante l’anno dove si chiedono riforme serie e non solo prendersela con i voti al momento dell’esame, forse non è proprio il momento giusto per risultare totalmente credibili.I docenti hanno il dovere di ascoltare gli studenti, i loro problemi seri e delicati e di riportarli se necessario ai dirigenti e responsabili.Abbiamo tutti il diritto di essere ascoltati. 
A mio personale parere questa è una protesta andata proprio fuori tempo massimo. Protestare adesso, quando stai uscendo dal sistema scolastico, che senso ha? Non serve a niente!Non è di aiuto per nessuno!Vuoi dire qualcosa? Dilla, con decisione ed educazione ma, fallo durante il percorso, non alla fine.Riflettevo eppure noi tutti, appartenenti a più generazioni, siamo cresciuti lo stesso, con tutti i nostri problemi, con i nostri genitori e con la nostra scuola, e tutti i limiti di tutto, siamo stati interrogati e abbiamo fatto esami senza ricorrere alla corte di Strasburgo per diritti umani e non eravamo e non siamo eroi.
Anch’io sono stato invitato a percorrere altre strade, come quella di andare a zappare, forse sarebbe stato meglio, io ho incassato duro ma, non ho fatto ricorso al Tar e mio padre non è andato a sparare il docente.L’esame di stato nella attuale forma in vigore, due prove scritte e un colloquio orale, è in linea di massima lo stesso dalla riforma del ministro Luigi Berlinguer del 1997 e comunque la modalità di svolgimento è una legge dello stato, come quella di fermarsi al posto di blocco delle forze dell’ordine e come tale va rispettata.
Cioè bisogna sottoporsi e superare l’esame!Anche nelle altre nazioni europee si sostengono esami, in modalità e tempi diversi ma, comunque si è soggetti ad un giudizio ad una valutazione.
Tutti protestano e scrivono, giudicano e criticano con il senno del poi, come sempre per trovarsi dalla parte del giusto nessuno propone.A mio parere l’obbligo dei 10 anni scolastici potrebbe essere svolto, come in molte nazioni in due cicli di 5 praticamente una scuola media di 5 anni che formi le basi solide di cultura generale, in via di estinzione, come lingua madre, storia, geografia minimo un’altra lingua, arti, matematica, chimica e fisica con valutazione annuale e in itinere. Il secondo livello specifico specialistico di due o tre anni orientato alla scelta universitaria o professionale futura dello studente con prove in itinere e finali annuali.
Ovviamente la mia è solo un idea, strettamente personale basata, sulle esperienze personali e di conoscenza in altre nazioni europee occidentali.Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara al dialogo ha preferito una riforma del sistema scolastico che impedisca ai ragazzi questo tipo di scelta, a me sembra l’unico modo quello di mettere un tappo una pezza sperando che si parta con una riforma che non può essere realisticamente pensare si possa fare in pochi giorni.
Ma già leggo di “pugno duro del governo”, legge violenta di “regime”.
Di sicuro è un segno che “non si va avanti con le furbate” fatte anche a scapito di tutti gli altri che poi fessi non sono, perché questa non è giustizia, non è equità.
Gli studenti non accettano la valutazione ma, non è possibile affrontare la vita con questo atteggiamento. I ragazzi devono abituarsi ai voti che ti dà la vita.Si da il voto su tutto anche sulla pizza e quando tocca a noi, i voti non vanno bene.Impariamo ad accettare la valutazione e quando perdiamo andiamo avanti. Così si impara: nella vita bisogna saper fare le cose, e cercare di farle al meglio, qualunque lavoro si faccia. 
Quando si parla di equità e di parità questo deve essere riferito alle condizioni di partenza ma, non a quelle di arrivo, dove è giusto e sacrosanto che chi più si impegna, più merita più arriva in alto.Ovviamente senza imbrogli, scorciatoie, simpatie e raccomandazioni e qui i docenti devono fare i docenti insegnare con competenza, la loro valutazione deve unire verità e giustizia, devono avere disponibilità umana con attenzione alla persona e al rispetto.Gli studenti devono fare gli studenti, perché non possiamo togliere anche le interrogazioni, i compiti in classe, gli esami all’università, e in futuro i colloqui di lavoro, i concorsi e tutte le situazioni che prevedono preparazione e valutazione. Si dice che c’è un componente di fragilità in questa generazione, anche questo sembra ad orologeria, quando fa comodo, non possiamo spostare sempre l’attenzione sulle fragilità. Occorre ridare senso, bellezza e valore al sacrificio e alla fatica. Crescere significa affrontare la realtà con coraggio, consapevolezza e coerenza e questo è maturità, la valutazione non è sempre positiva ma questa è la vita.
Buona riflessione.

Roberto Kudlicka 

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