Anziché perdere tempo a ricordare ai sindacati, come ha fatto oggi, che non devono più “salvaguardare il minimo garantito per tutti”, ma impegnarsi per valorizzare solo “chi lavora meglio”, il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini farebbe bene ad andare a leggersi quanto guadagna nel 2014 un insegnante della scuola pubblica italiana: in media non arriva a 1.300 euro, meno di un operaio. Il blocco del contratto, lo stop and go sugli scatti, la sospensione dell’assegno di vacanza contrattuale hanno infatti posizionato lo stipendio degli insegnanti addirittura 4 punti percentuali sotto il livello dell’inflazione.
Comparti che, ricordiamo sempre al Ministro, sono già in grave ritardo rispetto alla crescita dell’inflazione: mentre il premier Renzi promette ‘oboli’ da 80 euro per mezzo milione di docenti e gli Ata che percepiscono meno di 1.500 euro al mese, l’
Istat emette un indice generale delle retribuzioni contrattuali orarie disponibile con incrementi tendenziali sopra la media solo per il
settore privato (+1,9%), in particolare nei settori dell’agricoltura (+3,4%), dell’industria (+2,1%) e dei servizi privati (+1,6%). Mentre in tutti i
comparti della pubblica amministrazione si continuano a registrare variazioni nulle.
L’Anief può essere anche d’accordo con il Ministro Giannini quando dice che occorre “valorizzare le singole persone”, ma prima di questa operazione c’è da attuare un’opera di allineamento dello stipendio del personale scolastico al costo reale della vita. “La nostra Costituzione – ricorda Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – prevede il lavoro come fondamento del Paese: pertanto, le istituzioni e la politica devono garantire uno stipendio dignitoso. Trovando le risorse adeguate: il prossimo rinnovo contrattuale del comparto Scuola diventa quindi il banco di prova per capire se questo Esecutivo è in grado di fornire tale prerogativa. Se il Ministro non lo comprende o non è d’accordo, allora faccia pure un passo indietro”.