Home Didattica Gli psicologi: 6 studenti su 10 vogliono la scuola in presenza

Gli psicologi: 6 studenti su 10 vogliono la scuola in presenza

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Secondo l’indagine, consegnata alla ministra Lucia Azzolina e  realizzata dal Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche durante l’emergenza, 6 studenti su 10 vogliono la scuola in presenza. 

In modo particolare, si legge nelle agenzie, il 63% dei ragazzi fra 14 e 19 anni tiene “molto” alla didattica in presenza. Oltre il 54% ne soffre “molto” la mancanza. La scuola è associata a socialità, crescita, confronto, mentre le lezioni a distanza a fatica, stress, noia. 

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A tenere alla scuola in presenza, secondo il report del Cnop, sono praticamente tutti i giovani intervistati, con una quota di “molto” davvero alta (63%), mentre ad apprezzare la didattica a distanza sono meno di 4 studenti su 10. 

Si registra anche un sensibile calo della “fedeltà” alla partecipazione alle lezioni a distanza: l’86% dei giovani intervistati dichiara infatti di aver seguito tutte le lezioni a distanza durante il lockdown, mentre ora la quota scende al 70%. 

Quasi tutti sentono la mancanza della scuola in presenza, e il 98% a settembre era felice di poter rientrare in aula. 

Complessivamente il sentimento prevalente tra i giovani è ora negativo, e si traduce in tristezza, malinconia, paura, rabbia. «Il dato più allarmante è che solo il 2% dei giovani, ora, riferisce di provare gioia o allegria. Un malessere psicologico che deriva dall’isolamento e dalla assenza o carenza delle attività educative ma anche ludiche e sportive. La scuola non è solo trasmissione di informazioni e contenuti ma un luogo di relazioni e di educazione emotiva. È ora di aiutare i ragazzi a superare il malessere psicologico che si è creato».

E la Ministra dichiara:  “Ringrazio il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi per lo studio realizzato. Sono dati che devono farci riflettere e guidare il nostro operato. Uno spaccato di come i nostri ragazzi stanno vivendo questo momento. In questi mesi abbiamo dato alle scuole risorse per promuovere attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, ma anche paura e tristezza fra gli studenti e il personale. Porteremo avanti questo tipo di attività, in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Anzi, le rafforzeremo. Non possiamo infatti assolutamente sottovalutare gli aspetti psicologici di questa crisi e che cosa voglia dire, per i nostri giovani, la prolungata mancanza di una socialità sana, come quella che si vive a scuola”.

Il 67% dei ragazzi intervistati afferma di non avere problemi con le dotazioni tecnologiche, gli altri, quelli che manifestano difficoltà, lamentano l’assenza o cattiva qualità della connessione. Quasi tutti i giovani intervistati (il 94% del campione fra chi risponde “molto”, 54%, e chi abbastanza, 40%), in definitiva, sentono la mancanza della scuola in presenza, e il 98% a settembre era felice di poter rientrare in aula.

Il sentimento prevalente, in questo momento, tra i giovani italiani, è negativo, e si traduce soprattutto in tristezza, malinconia, paura, rabbia e distacco. I sentimenti positivi sono minoritari.