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Gli stage non portano più all’assunzione? Sondaggio su internet

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Lo stage conclusivo di un corso di studi sembra aver perso negli ultimi anni la sua efficacia: le ultime stime ci indicano che solo uno o al massimo due ogni dieci stagisti ha poi, al termine, la possibilità di trovare lavoro. Mentre fino a 10 anni questa prospettiva si concretizzava per uno ogni due tirocinanti. La tendenza in sensibile ribasso è dovuta principalmente alla crisi occupazionale, ma anche al fatto che il numero di coloro che svolgono questo tipo di esperienza formativa negli ambienti di lavoro è aumentato a dismisura: avviati con poche migliaia di adesioni negli anni Ottanta, i dati più recenti ci dicono infatti che oggi ogni anno sono oltre 250.000 i giovani che affrontano uno stage formativo con la speranza di trovare una collocazione lavorativa.
Il timore degli esperti del settore è che il suo svolgimento non riesca più ad aprire le porte del mercato del lavoro traducendosi sempre più raramente in un proficuo momento di pre-assunzione. Per capire se le ultime stime sono esatte, ma anche per indagare sulle modalità di svolgimento – cosa fanno in realtà, quante ore al giorno, se vengono affiancati a validi tutor o messi a fare fotocopie – l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori e la testata on line “Repubblica degli Stagisti” hanno avviato il 6 maggio un sondaggio via internet: nell’arco di tre mesi, fino ai primi giorni di agosto, attraverso i siti http://orientaonline.isfol.it e www.repubblicadeglistagisti.it chiunque ha svolto uno stage avrà la possibilità, mantenendo l’anonimato, di raccontare come è andata. E dire con quale esito.
Anche perché da qualche tempo i segnali che arrivano sono tutt’altro che incoraggianti. Secondo uno studio decennale realizzato sempre dall’Isfol, nel 1998/99 i tirocini attivati dai Centri per l’impiego erano quasi 15.000 con una percentuale di coloro che trovavano un lavoro dopo la fine del percorso del 46,4%; dieci anni dopo, nel 2007, il numero dei tirocini realizzati è salito e a quota 52.700 con una percentuale di esiti positivi però scesa al 26,5%.
In base ad un’altra indagine più allargata – comprendente tirocini di alternanza scuola-lavoro delle scuole superiori, la specializzazione post laurea e post-master -, condotta stavolta da Excelsior di Unioncamere per analizzare i fabbisogni professionali delle imprese italiane,  gli stage attivati nel 2007 sono stati 256 mila: ma la percentuale di assunzione successiva sarebbe stata appena del 12,9%.
Un risultato simile è quello rilevato da Almalaurea: dall’indagine Cawi “La qualità dei tirocini formativi previsti dai corsi di laurea” emerge che nel 2006 il 12,8% dei laureati che hanno fatto un tirocinio è rimasto a lavorare nella stessa azienda. Questa percentuale sale al 21,3% se vengono presi in considerazione solo i laureati quinquennali, chiaramente più interessati a firmare un contratto di lavoro al termine dello stage. 
Dal Rapporto annuale “Condizione occupazionale dei laureati” (ed. 2008, condotta sui laureati del 2007) di Almalaurea si evince, inoltre, che, aver fatto uno stage durante o dopo l’università incrementa, in generale, del 6% la possibilità di trovare lavoro.
Ecco che allora il sondaggio Isfol, derivante dalle testimonianze dei diretti interessati, può diventare la “cartina di Tornasole” di una modalità formativa in probabile involuzione.