Home Personale Gli stipendi? Vanno aumentati, punto e basta. Camusso: no al salario minimo

Gli stipendi? Vanno aumentati, punto e basta. Camusso: no al salario minimo

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“La nuova emergenza oggi si chiama bassi stipendi dei lavoratori come ripete da tempo il presidente della Bce, Mario Draghi. Vanno aumentati, punto e basta”. A dirlo è Susanna Camusso, leader della Cgil, che sul versante politico si schiera a favore di una candidatura unitaria del centro sinistra per la Regione Lombardia, definendola “un’opportunità da cogliere” anche se non dice chi voterà alle prossime elezioni politiche.

Vecchi schemi e precariato in crescita

“Dalla proposta del salario minimo legale a quella sul reddito di cittadinanza – ha detto a Repubblica la sindacalista confederale, che ha da tempo bocciato l’ultima manovra economica – arriva la conferma che la politica, con qualche eccezione, non sa cosa sia oggi il lavoro. Si continuano ad applicare vecchi schemi, ad alimentare il precariato, a dare alle imprese tutto ciò che chiedono”.

Le dichiarazioni della segretaria generale della Cgil giungono nel giorno del terzo confronto tra sindacati e Miur sul contratto scuola, per il quale si teme che non bastino le coperture pubbliche per assegnare gli 85 euro medi lordi di aumenti, previsti dall’accordo con la Funzione Pubblica il 30 novembre 2016, con la possibilità di introdurre i bonus merito e formazione ancora in piedi.

In mezzo alla notizia

Niente salario minimo

Sul salario minimo per legge, Camusso dice: “Faceva parte del Jobs Act del 2014, sottende l’idea di un mondo senza contratti collettivi di lavoro, di lavoratori precari sottopagati. Continuiamo a dire no grazie”.

Dinanzi alla proposta di Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, di abolire le tasse universitarie, la leader della Cgil si dice invece possibilista: l’idea del presidente del Senato, risponde, “sicuramente ha il pregio di riproporre il tema dell’accesso all’università che oggi è fortemente basato sul censo. È una proposta che può aprire una discussione sulla qualità dell’istruzione”.