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Gli studenti più bravi? In prevalenza figli di operai e del ceto medio

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Sembra scricchiolare l’assioma che fa corrispondere la ricchezza dei genitori  con la riuscita negli studi da parte dei figli. In base al “Primo Rapporto sugli studenti eccellenti”, realizzato dall’istituto Carlo Cattaneo di Bologna, su commissione della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, risulta che oltre la metà degli studenti più bravi al termine degli esami di Stato nelle scuole superiori proviene dai ceti medi e da famiglie di operai. La maggioranza degli studenti definiti “eccellenti”, non ha infatti genitori laureati e una minoranza non trascurabile non ha neppure genitori diplomati
Attraverso la somministrazione di questionari strutturati a un migliaio di giovani che si sono diplomati nel 2007, i realizzatori dell’indagine ammettono che “le risorse materiali messe a disposizione dalle famiglie contribuiscono ampiamente alla riuscita scolastica degli individui, tant’è che si osservano, generalmente, notevoli differenze nel rendimento di giovani di diversa estrazione sociale. Non sorprende, quindi, che gli studenti particolarmente dotati appartengano ad una classe tendenzialmente “alta”, così come viene rilevato mediante il livello di istruzione e la posizione occupazionale dei genitori. Tuttavia, i condizionamenti sociali sono meno determinanti di quanto ci si poteva attendere”.
Ma non solo: l’8% dei diplomati eccellenti, che secondo i ricercatori corrisponde ad “una quota significativa”, decide clamorosamente “di non persegue ulteriori qualificazioni; altri non intendono proseguire gli studi oltre al conseguimento della laurea triennale”.
A sorpresa, dall’indagine si scopre che questa dispersione di talenti “riguarda non soltanto i diplomati degli istituti tecnici e professionali, che spesso hanno come obiettivo di entrare prima nel mondo del lavoro, ma anche quelli dei licei, che in genere continuano il loro percorso formativo all’università”.
Per la Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro si tratta di “una mancata valorizzazione di un capitale umano particolarmente prezioso, un’opportunità in meno sia per la collettività che per i singoli che non accedono ad opportunità di realizzazione e di crescita personale”.

Lo studio ha però anche scoperto che quel 92% di studenti più bravi che prosegue gli studi “tendono più di altri a gravitare verso studi ingegneristico-architettonici, sanitari e scientifici, mentre sono poco attratti dagli studi in campo politico-sociale e giuridico”.
Decisamente ridotto anche il numero di atenei dove convogliano i migliori studenti italiani: “Vi è una forte capacità – continua il rapporto – di discriminazione nella scelta delle università e alcune università d’eccellenza sono ampiamente sovra-rappresentate; si segnalano, in particolare, l’Università di Pisa (con la Scuola Normale e la Scuola Sant’Anna), la Bocconi di Milano, l’Università di Pavia, il Politecnico di Torino e la Luiss di Roma”.
L’ultimo dato, invece, è quello che sorprende di più: chi ha conseguito votazioni altisonanti e carriere scolastiche impeccabili, quell’8% che non va all’università, è destinato a trovare con fatica la propria strada professionale. “Sono relativamente pochi gli studenti eccellenti che attualmente lavorano – concludono dalla Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro – molti non hanno idee precise sull’occupazione futura e il lavoro autonomo costituisce un’ambizione relativamente periferica”. Insomma , essere bravi a scuola non sembra più aprire le porte al mondo del lavoro. Figuriamoci avere delle votazioni normali. O peggio ancora mediocri.