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18.07.2025

Goffredo Fofi, scomparso pochi giorni fa, aveva lavorato anche nelle colonie estive litigando persino con Margherita Zoebeli a Rimini

Quando un grande personaggio scompare è sempre difficile trovare le parole migliori per parlarne, soprattutto se nelle ore e nei giorni immediatamente successivi a ricordare il personaggio sono tanti amici, tanti che l’hanno conosciuto o che ci hanno collaborato.
Ad un certo punto si rischia di ripetere cose dette e ridette a meno che non accada di “incappare” in quale racconto poco noto.
Come ci è capitato leggendo un interessante post di Letizia Soriano, maestra romagnola che per molti anni aveva lavorato presso il CEIS (Centro educativo Italo svizzero) di Rimini fondato da Margherita Zoebeli che, a sua volta, aveva conosciuto Goffredo Fofi, morto proprio pochi giorni fa all’età di 88 anni.
Fofi è stato certamente uno dei più importanti intellettuali italiani della seconda metà del ‘900; fondatore della mitica rivista Quaderni Piacentini, aveva avuto modo di collaborare con tantissimi intellettuali attivi nei campi più diversi (Danilio Dolci, Bruno Ciari, Renato Panzieri, Piergiorgio e Marco Bellocchio, Aldo Capitini e altri).

L’episodio di cui parla Letizia Soriano è documentato anche da una intervista in cui Fofi racconta come ebbe modo di conoscere e collaborare con la pedagogista Margherita Zoebeli.
Nell’intervista Fofi ricorda che d’estate Margherita organizzava le colonie di vacanza che sono un’invenzione degli anni 50 quando, dopo la guerra, i grandi stabilimenti lungo la costa iniziarono ad essere utilizzati da enti che aiutavano lo stato a rimettere in piedi il paese partendo ovviamente dall’aspetto più urgente e anche meno progettuale cioè l’assistenza ai bambini.

In una di queste colonie – racconta Fofi nel corso dell’intervista – c’erano tre gruppi di bambini. I bambini dell’Olivetti avevano diritto a mangiare carne a pranzo o a cena molte volte alla settimana quasi tutti i giorni; i bambini di Molinella solo 4-5 volte la settimana, i bambini di Trento solo due o tre volte alla settimana. Io, per questa cosa mi indignai e piantai un po’ di casino organizzai una specie di piccola rivolta tra gli insegnanti e tra i monitori. Margherita mi fece chiamare a Rimini; io andai nel suo ufficio, lei mi fece una specie di processo e mi disse chiaro tondo ‘Tu sei un cretino;  non hai capito niente, la quota che ci viene data da Trento è di 3 lire al giorno per ogni bambino; la quota dei bambini di Molinella è di 6 lire al giorno, mentre la quota dei bambini di Ivrea (Olivetti) è di 20-30 lire al giorno. Io con quei soldi in più do da mangiare la carne agli altri che altrimenti non ce la farei con le quote che loro pagano’. Mi diede insomma anche una lezione di economia politica, nel senso che lei sapeva come mandare avanti questa baracca e sapeva che doveva fare delle mediazioni; e con i soldi di Olivetti lei riusciva a sanare il bilancio”.

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