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25.11.2025

Grammatica? 7 italiani su 10 bocciati

Pasquale Almirante

Lo sapevamo. D’altra parte, si parla spesso di analfabetismo di ritorno, nel senso che va e viene, l’ignoranza, e quando ritorna, fa pure paura, come quel fantasma dietro l’angolo nelle notti tempestose o fra le mura di atavico castello mezzo diroccato.

In ogni caso, l’ignoranza c’è, e si vede, e come se si vede!, nonostante il buio nel quale la scarsa frequenza di scrittura corretta tenta di estrinsecarsi, mentre nei social escono fioretti profumatissimi di grammatica blasfema, compresa una sintassi maccheronica e giocherellona.

Ora tuttavia arriva, a suffragio universale, un’indagine condotta da Libreriamo, media digitale dedicato ai consumatori di cultura, realizzata su circa 1600 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui blog, forum e i principali social network e coinvolgendo un panel di 20 esperti (tra sociologi e letterati), col quale si scopre che  sette italiani su dieci hanno forti lagnanze  con la grammatica a cui si addossa la colpa degli errori persino pesanti nello scritto, ma anche nell’orale, o parlato, che dir si voglia.

La notizia è sul Corriere della Sera che riporta il sondaggio con molte delle tante baggianate grammaticali rintracciate.

Eccole:  “Qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte”, “al linguine”, “salciccia”, “cortello”, senza dimenticare gli imperdibili “c’è ne” e “c’è né” oppure le abbreviazioni da telefonino, da “tt questo” a “ke fai?”

Saro Trovato, sociologo, fondatore di Libreriamo e autore di “501 quiz sulla lingua italiana”, spiega sul quotidiano milanese: “L’italiano, inteso come lingua, è un luogo simbolico che ci accoglie al di là delle differenze geografiche, sociali e generazionali. La lingua rappresenta un valore da salvaguardare, una delle eccellenze del nostro Paese da tutelare e valorizzare: per farlo, occorre innanzi tutto conoscerla”.

E proprio qui, fra queste lanche acquitrinose, casca il classico asino, perché per conoscerla, la lingua italiana,  occorre  leggere e leggere, secondo gli esperti, con regolarità (66%), scrivere a mano (43%), evitare di usare frequentemente chatbot di intelligenza artificiale (55%), diminuire l’abuso di neologismi e parole straniere (51%), ma anche allenare la mente giocando con le regole della lingua italiana (47%). 

E dove si trovano questi giochi grammaticali? Se non nei negozi di giocattoli, di sicuro nelle librerie che vendono manuali appositi, non solo per studenti ma anche per adulti, mentre possono pure aiutare le varie edizioni delle riviste di parole crociate, insieme a delle ricerche mirate sul web, quando si hanno dubbi. 

Per quanto ci riguarda ricordiamo i tre volumi degli Oscar Mondadori, scritti da Aldo Gabrielli, mentre non consigliamo certamente (anche perché ha le sembianze di un monumento) Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, del Mulino o di Einaudi

Detto questo, il Corriere riporta gli inciampi più comuni. 

L’apostrofo (62%); 

L’uso del congiuntivo (56%);

 I pronomi (52%);

La corretta declinazione* dei verbi (50%); 

L’uso della C o della Q (48%); 

Ne o né? (44%); 

La punteggiatura (39%); 

Un po, un po’ o un pò? (37%) ; 

E o ed? A o ad? (35%) 

*Tuttavia l’autrice dell’articolo, sottolineando gli strafalcioni che si fanno coi verbi, dice: “Corretta declinazione dei verbi”.

Per quanto ci è dato sapere i verbi si coniugano, non si declinano, come gli articoli o i nomi o i pronomi ecc. e dunque, concludendo, talvolta sfugge l’errore, la macchia di inchiostro sulla pagina, la lieve, impercettibile spinta di Mefistofele sul foglio bianco per farti confondere, come del resto è nel suo stile, amando gli archivi ammuffiti e polverosi,  dove l’errore si acquatta, talvolta invisibile, come l’assassino, fino a quado  arriva il liberatore-detective coi suoi supporter: la grammatica insieme con la sintassi e il vocabolario. 

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