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31.10.2025

Halloween? Dall’Irlanda con orrore e stasera 11 milioni di italiani la festeggiano

Popolo di eroi, santi e navigatori ma anche di provinciali, così tanto da assumere tradizioni e costumi di altri popoli e farli propri, come sta capitando con Halloween, festa sempre più amata e italianizzata, in celebrazione nell’intera Nazione stasera, 31 ottobre, nonostante le sue origini siano irlandesi, un popolo che più distante, anche geograficamente, dal nostro non poteva essere.

E sembra proprio che, durante questa strampalata notte di streghe e maghi, scheletri e ventrigli, circa 11 milioni di italiani di ogni età la celebreranno, fra travestimenti, musica, balli e l’immancabile vezzo del: dolcetto o scherzetto? Che non significa nulla in un Paese di cultura latina, solare e generoso, ospitale secondo il più nobile mito greco. 

E tutto questo, a parte la strage di zucche, i cui costi in questi giorni hanno raggiunto cifre rilevanti, insieme con caramelle, cioccolatini, snack e biscotti i cui consumi pare stiano volando fra le vendite nei supermercati, felicissimi di togliersi dagli scaffali dolcetti stagnanti, per celebrare una evento straniero, un “barbarismo”, diremmo in assimilazione alle parole straniere.

Ma cos’è allora Halloween? Deriva dalla antica Irlanda questa sorta di evento tra il tragico, l’orrido, il gotico e il divertimento, una festa pagana chiamata Samhain, termine che si è trasformato in Halloween, anche se per altri linguisti sarebbe la contrazione di All Hallows’ Eve, letteralmente “Vigilia di tutti i santi”, perché si celebra appunto la notte precedente al 1° novembre, festa di “tutti i santi”, secondo la religione cattolica.

In Irlanda, duemila anni fa, celebrava la fine della stagione del raccolto, segnando il passaggio verso quella dell’inverno, in attesa che il seme, morendo sotto la terra, si risvegliasse in primavera, producendo i frutti attesi.

Samhain era appunto il confine tra i vivi e i morti e quando tutto sembra cambiare dalla luce ai ritmi della natura che dorme, si riposa, caricandosi nel frattempo di qualcosa di diverso, portato dagli spiriti i quali, uscendo dalla terra, si aggiravano fra gli uomini. 

Allora la gente preparava nutrimenti per loro, pr i trapanati, mentre appendeva lanterne raccapriccianti alle finestre per proteggere la casa e la famiglia dalle stregonerie, intagliando zucche dentro cui metteva candele e lumini. Una protezione per spaventare le forze maligne o confonderle, così da tenerle lontane dalla casa e pure un modo per usare la luce contro l’oscurità, così come i falò che venivano accesi.

L’usanza infine di lasciare offerte di cibo fuori dalle porte risale all’epoca celtica, benchè questa sia anche tradizione spagnola e in qualche modo persino siciliana relativa alle cose dei morti, i frutti della terra che gli antenato lasciavano nella notte tra l’1 e il 2 novembre ai parenti più prossimi, mentre  in letteratura è da citare il pasto che Don Giovanni, già in Tirso de Molina, intende consumare con la statua del Commendatore.

In Irlanda infine era consuetudine inserire nel pane dolce fatto con frutta secca, oggetti simbolici per propiziare in qualche modo un buon raccolto nella prossima primavera col risveglio della natura e il nuovo sole.

Questo in Irlanda, poi nei paesi di cultura anglosassone e poi anche da noi, in Italia, nazione solare, latina, culla del rinascimento nel cui periodo nessuno mai si sarebbe sognato di girare per le botteghe artigiane, chiedendo: dolcetto o scherzetto? Ma neanche fino a qualche decennio fa, prima dell’invasione commerciale americana in Europa.

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