Home I lettori ci scrivono “Ho corretto 1725 compiti, devo avere uno stipendio uguale a chi non...

“Ho corretto 1725 compiti, devo avere uno stipendio uguale a chi non corregge?”

CONDIVIDI

Vi invio questo mio pensiero, credo ormai sfinito da questa polemica del “… c’è chi dice che gli insegnanti prendano poco perché hanno tre mesi di ferie all’anno e in più Natale e Pasqua… e poi fanno poche ore, solo 18 ore settimanali…”.

In realtà tutto questo dire, trova conferma anche presso i sindacati che polemizzano per cercare di recuperare adesioni ma poi accettano che la situazione non cambi e non si voglia nemmeno cambiarla.

Nella scuola, e questo è di dominio pubblico, ci sono insegnanti, pur bravi e competenti che non hanno la mole di lavoro di altri. L’insegnante della Primaria ha un monte ore settimanale diverso da quello della Media Primaria e diverso da quello della Media secondaria. Così è diverso il modo di relazionarsi con ragazzi dai 6 agli 11 anni o dai 12 ai 14 oppure dai 15 ai 19. E’ diversa la formazione e la preparazione per le Lezioni in classe, diversa la mole di lavoro di correzione a casa, diverso il carico burocratico dei diversi gradi della nostra scuola. L’unica cosa che ci accomuna è il basso stipendio.

ICOTEA_19_dentro articolo

E’ giusto, ma questo lo potrebbe fare molti colleghi, anche di diverse discipline, che correggendo 75 (sono gli alunni) per 23 (compiti in classe di Greco, Latino ed Italiano corretti quest’anno), per un totale di 1725, prenda uno stipendio uguale a chi non corregge o non ha questo fardello insostenibile? Tralasciando il tempo che mi occorre per la preparazione di tali discipline e la burocrazia, essendo anche coordinatore, che mi opprime. Vogliamo parlare degli esami di maturità? Dal 17 giugno al 12 luglio, non riesco a fare nemmeno i giorni di ferie stabiliti per Legge!

Capisco che questo non è interessante, perché sono fortunato ad avere il lavoro?
Per favore, o si differenziano gli stipendi o, almeno stiano zitti, dico stiano perché lo stare in silenzio è la forma di protesta che la classe docente, così importante per lo Stato, ha scelto da anni, con profonda e disperata accettazione.

Dionisio Zamperini