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I cento mali della scuola italiana

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Dai dati rilevati dal ministero delle Infrastrutture e dalla protezione civile, oltre il 50% delle 42mila scuole pubbliche italiane risulta essere vulnerabile ad eventi sismici. Che la cosa non sia solo un dato statistico, è riscontrabile dal fatto che l’ultimo evento sismico, che ha colpito l’Emilia, ha reso inagibili oltre 146 scuole. Con l’avvio del nuovo anno scolastico molti studenti emiliani che hanno avuto danneggiata la scuola con il terremoto di maggio, faranno lezione nei container e nelle palestre.
Tenendo conto che l’Italia è un territorio ad elevato rischio sismico, è molto preoccupante che si sprechino risorse pubbliche per bandire concorsi a cattedra di cui non c’è un estremo bisogno, e non si investa invece sulla messa in sicurezza delle scuole.
Un altro male atavico, che per la verità sembrava essere risolto, sotto la guida del ministero dell’istruzione di Letizia Moratti, è quello delle nomine del personale docente e ata prima dell’avvio delle lezioni. 
Quest’anno il problema della carenza di personale, a fronte di una aumento del numero degli studenti, si sta facendo sentire in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale. Per esempio in provincia di Milano, dove si conta un amento degli alunni iscritti di quasi 3mila unità, servirebbero almeno 2000 insegnanti che ancora non sono stati nominati. Senza poi contare il problema di un numero spropositato di reggenze che per tutta la Lombardia sono 448. 
Nella regione Veneto mancano i collaboratori scolastici. Dal quotidiano del Molise apprendiamo che il sindaco Di Bartolomeo di Campobasso pubblica un’ordinanza di rinvio di apertura di ben 11 scuole delle scuole secondarie di secondo grado della città molisana per l’emergenza sicurezza. Il primo cittadino di Campobasso avverte il governo Monti, che se non cambierà la normativa antincendio, il rinvio dell’apertura di dette scuole continuerà ad oltranza. Si tratta di un avvio di anno scolastico caotico in tutt’Italia, che sarebbe dovuto iniziare sotto l’auspicio propagandista ministeriale di una rinnovata scuola digitalizzata e moderna e che invece rischia di iniziare all’insegna della recrudescenza di quei mali atavici che hanno contraddistinto, in negativo, la scuola italiana negli ultimi trent’anni.

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