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I dipendenti pubblici più controllati sono i prof

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La falsa attestazione della presenza in servizio” non può trovare applicazione tra il corpo insegnante: per i quali non esiste alcuna norma specifica che possa legittimare l’utilizzo di strumenti di rilevazione aggiuntivi, ad iniziare dalle telecamere. Fra l’altro, fa notare Anief, l’assenza ingiustificata dal servizio è un fenomeno fortemente marginale per il semplice motivo che i docenti sono controllatissimi, per ovvi motivi legati alla loro presenza associata agli alunni.

Tuttavia, sostiene il sindacato sempre pronto alle cause, la nuova modalità di combattere la “falsa attestazione della presenza in servizio”, meglio noto come decreto contro i “furbetti del cartellino”, in vigore dal prossimo 13 luglio, starebbe creando perplessità per il fatto che è previsto una sorta di procedimento “accelerato” giustificato solamente dal fatto di cogliere il soggetto in flagranza di reato e/o dell’esistenza di riprese video.

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Molti si chiedono: come si concretizzano queste novità nella scuola, dove operano quasi un milione di insegnanti?

 

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Secondo Anief va ricordato che la categoria degli insegnanti è iper-controllata, per motivi legati alla natura del lavoro, e che non sono applicabili nei suoi confronti le modalità di sorveglianza previste per gli altri dipendenti pubblici. Ancora oggi, per chi insegna rimane attuabile quanto previsto dalla Corte di Cassazione Sez. V il 20 novembre 1996, che ha rilevato come per i docenti l’unico sistema di rilevazione e di controllo della presenza in servizio “è attestato unicamente dalla firma sul registro di classe”.

Anche per il Garante della privacy “l’unica ipotesi di videosorveglianza scolastica ritenuta lecita e legittima riguarda la finalità di tutela dell’edificio scolastico e dei beni scolastici da atti vandalici”. Pertanto, niente badge, niente cartellini, niente timbrature, niente videosorveglianza.

Per quanto riguarda quindi le sanzioni disciplinari da comminare agi docenti assenteisti, secondo  Anief l’ultima parola dovrebbe “essere sempre e comunque conferita agli uffici scolastici regionali: pensare di affidare al dirigente scolastico pure l’incombenza di licenziare i dipendenti, rappresenterebbe un’operazione pericolosa e incostituzionale”.