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Aggiornato il 24.12.2025
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I docenti a 67 anni non possono stare ancora in classe, servono pre-pensionamento e contratto separato dagli Ata. Castellana (Gilda) su rinnovo Ccnl 2022/24

Il 23 dicembre è stato sottoscritto definitivamente il Contratto collettivo nazionale 2022/24 Istruzione e Ricerca, di cui beneficeranno poco meno di un milione e 300mila lavoratori, la maggior parte insegnanti e Ata. ‘La Tecnica della Scuola’ ne parla con Vito Carlo Castellana, leader della Gilda degli insegnanti.

Castellana, che commento possiamo dare al contratto sottoscritto in via definitiva?

Il commento è semplicissimo: noi siamo consapevoli che non è un contratto che fa recuperare il potere d’acquisto, non è un contratto che restituisce alla categoria, ai lavoratori della scuola, gli stipendi che la categoria merita. Siamo però convinti anche che ci troviamo in una gabbia salariale. Con questo sistema di contrattazione non si potrà mai recuperare appieno il disavanzo. Quindi, la nostra è una firma, possiamo dire tecnica, anche per guardare avanti e per andare subito al nuovo contratto, perché continuamente inseguiamo i contratti precedenti e questo di fatto fa un danno economico al personale docente e personale Ata. Noi vorremmo una contrattazione separata, perché finché avremo contratti legati al resto del pubblico impiego, un unico comparto che vede poi tutti nello stesso calderone, docenti e personale Ata saranno sempre danneggiati. L’esempio ce l’abbiamo in casa, infatti abbiamo dirigenti scolastici che hanno un’area contrattuale separata e da quest’area contrattuale separata sicuramente ne hanno tratto beneficio. Proviamo a portare la stessa situazione per il personale docente e Ata.

A questo punto, si prospetta una contrattazione per il triennio 2025/27 che dovrebbe partire a breve: quali sono gli auspici?

L’auspicio, intanto, è cercare di recuperare più risorse possibili, semplificare la parte normativa, chiarire i diritti perché abbiamo seri problemi di interpretazione di diritti, con 7.500 scuole e 7500 interpretazioni diverse: come nel caso dei tre giorni di permesso e dei sei giorni di ferie, ma non solo. Certo, la vera emergenza resta quella stipendiale. Anche in questo caso sarebbe bene chiudere presto questa parte economica, ma bisogna anche ripensare la parte contrattuale del mondo della scuola. E magari pensare, insisto, a un contratto separato dalla docenza e un contratto separato rispetto al personale Ata.

Docenti che continueranno a andare in pensione sempre più tardi, solo i maestri dell’infanzia possono godere dell’anticipo. Le percentuali di burnout e di stress da lavoro correlato cominciano a essere importanti, ma ciò sembra non interessare a chi governa il Paese e la scuola.
Sì, il problema è serio. Io prendo una classe dopo cinque anni la lascio. Nel frattempo sono invecchiato di cinque anni, ma riprenderò daccapo una prima. Questo inevitabilmente comporta a ogni ciclo un aumento del gap generazionale. Ma non si può chiedere agli insegnanti continuamente questo, non si può pensare che si possa andare in classe ancora a 67 anni. Io penso alle povere maestre che devono prendere i bambini più piccoli, penso alle difficoltà, al lavoro fisico, ma anche alla difficoltà di stare al passo con le nuove generazioni. E solo la grande capacità di resilienza che hanno gli insegnanti e tutto il personale della scuola li porta ancora ad andare in classe con professionalità. Ma è evidente che bisogna trovare una soluzione, altrimenti avremo personale sempre più anziano, mal retribuito e demotivato. Di questo il legislatore deve prendere atto. E deve porre rimedio immediatamente.

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