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I docenti non sono amici dei loro allievi, al bando chat e gruppi WhatsApp prof-alunni

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Come previsto dalla Tecnica della Scuola, sta facendo clamore la notizia, riportata dal Corriere della Sera ed altri quotidiani, sulle accuse di molestie sessuali rivolte ad un docente di filosofia del Liceo Torquato Tasso di Roma, uno dei più prestigiosi della Capitale. Secondo la testimonianza di alcune studentesse, il professore avrebbe prodotto delle avance via WhatsApp: sulla base di queste prove schiaccianti, sarebbe già stato iscritto sul registro degli indagati e potrebbe essere interrogato a breve. Il problema, sostengono alcuni presidi, è che i docenti non sono amici dei loro allievi: quindi andrebbero messi al bando chat e gruppi WhatsApp prof-alunni.

Rusconi (Anp-Lazio): niente comunicazioni di tipo personalistico

Sul caso è intervenuto Mario Rusconi, presidente Anp-Lazio, per il quale “le chat a scuola sono un utile strumento se utilizzate con consapevolezza. Al di là dei fatti contingenti – sostiene l’ex preside del liceo Newton di Roma – è sempre indispensabile che nel rapporto tra docente e studente non venga mai a mancare il reciproco rispetto e non si dia spazio a comunicazioni di tipo personalistico, come purtroppo spesso avviene sui social”.

Rusconi ritiene che “l’autorevolezza della scuola non deve essere mai minata da atteggiamenti che possono risultare sconvenienti. Le istituzioni ministeriali da anni propongono progetti tendenti a eliminare fenomeni di bullismo, cyberbullismo, invadenza informatica e creare in ciascuno la coscienza di essere cittadini digitali. Occorre maggiore consapevolezza da parte di tutti nell’uso degli strumenti”.

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Perché non si guarda all’Europa?

Per il rappresentante dei presidi Anp, “sarebbe ora il caso che si mettesse mano, come avviene già in diversi paesi europei, ad un codice deontologico degli adulti che operano o si rapportano con le scuole (presidi, docenti, impiegati e genitori). Prendiamo spunto da esempi positivi di altri paesi per affrontare per tempo queste problematiche, che possono garantire un’immagine limpida e veramente educativa dei sistemi scolastici”, conclude Rusconi.

Il caso del trevigiano: chat di classe tra genitori e solo per situazioni amicali

A mettere in atto una linea vicina a quella prospettata dal presidente Anp del Lazio, è stata la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Vazzola e Mareno di Piave, in provincia di Treviso: lo scorso 14 dicembre ha infatti pubblicato una circolare, dal titolo Uso e abuso delle chat, rivolta ai docenti, nella quale si proibisce la partecipazione degli stessi a gruppi Whatspp con genitori e studenti. La chat di classe dovrebbe essere attivata solo tra genitori eriservata esclusivamente a situazioni amicali”, ha esortato la preside.

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