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I figli degli immigrati sono o non sono italiani? Polemiche a Roma

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Anche se non esiste più, è stata accorpata al vicino istituto Laparelli, la storica scuola primaria Carlo Pisacane di Roma, nota per la concentrazione spiccata di alunni stranieri provenienti dal quartiere multietnico di Tor’ Pignattara, continua a far discutere. Stavolta la polemica è seguita alla visita, svolta il 16 settembre, dall’assessore alle Politiche scolastiche del Campidoglio, Laura Marsilio: anche se questi bambini sono nati in Italia – ha detto Marsilio – è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico, ma una questione culturale“. L’uscita dell’assessore, fiero oppositore di scuole come la Pisacane dove nel 2009/10 oltre il 95% degli iscritti non era di origini italiane, è stata intesa dall’opposizione in questo modo: i figli degli immigrati nati in Italia sono da considerare a tutti gli effetti degli stranieri. Diversi esponenti del Partito democratico hanno chiesto le sue dimissioni. Il consigliere del Pd al Comune, Antonio Stampete, ha parlato di “un atto gravissimo” che “richiama alla mente riferimenti alla purezza della razza del ventennio fascista con il corollario di tragedie di cui fu portatrice e delle quali sono piene le pagine dei libri di storia“. Contro anche gli assessori alle Politiche sociali e alle Politiche culturali della Provincia di Roma: secondo Claudio Cecchini “le dichiarazioni di Marsilio rappresentano semplicemente un atto di cattiveria, che risponde a una concezione culturale aberrante“; per Cecilia D`Elia “Marsilio offende Roma e oscura il grande ruolo della scuola pubblica“.
A dare il là alla mediazione è stato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha giudicato “penoso il tentativo fatto da alcuni oppositori di attaccarla continuando a giocare sull’equivoco: Marsilio – ha sottolineato – si è sempre distinta per un grande impegno a favore dell’integrazione delle comunità emigrate e dell’inclusione scolastica dei figli degli immigrati. Sappiamo che in Italia non esiste il diritto di cittadinanza in base alla nascita – ha detto il sindaco – voglio dire con chiarezza che tutti i bambini che nascono qui sono un patrimonio per questa città, e quindi non mi sento di definirli stranieri
“.
Una precisazione della stessa Marsilio sembrerebbe aver presto chiuso la questione: “ho usato il termine ‘stranieri’ – ha detto l’assessore – verso i figli di immigrati senza voler dare nessuna accezione negativa a questo termine e non comprendo come sia potuto avvenire questo equivoco“. Marsilio ha detto di aver “utilizzato semplicemente le parole della normativa vigente nel nostro Paese che non conferisce automaticamente la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia. Ma soprattutto – ha precisato – ho voluto sottolineare la necessità, secondo quanto previsto dalla circolare del ministro Gelmini, di includere nelle stesse classi scolastiche sia bambini di origini italiane che bambini figli di immigrati per evitare che le classi scolastiche divengano dei ghetti monoculturali“.
A ben vedere il ministro Gelmini aveva spiegato, subito dopo l’introduzione a gennaio del ‘tetto’ del 30% di stranieri per classe, che i giovani nati in Italia, anche se da genitori stranieri, non possono essere considerati non italiani. Tanto è vero che senza la differenzazione tra alunni con cittadinanza non italiana e alunni figli degli immigrati nati in Italia, non si sarebbe fermata a 3.000 la quantità di classi su cui gli Usp sono dovuti intervenire per portare al di sotto del 30% la presenza di alunni stranieri: il dato è contenuto nel ‘Focus in breve sulla scuola, la presenza degli alunni stranieri nelle scuole statali’, realizzato di recente dal servizio statistico del ministero dell’Istruzione: secondo lo studio di viale Trastevere il numero di classi con alunni stranieri con oltre il 30% sarebbe molto più alto (oltre 10mila) rispetto alle 2.893 su cui hanno agito gli Uffici scolastici regionali per assolvere alla norma imposta dal ministro Gelmini a gennaio: addirittura 7.300 nella scuola primaria (circa il 5% del totale) e ben 3.100 (circa il 4% del totale) nella secondaria di primo grado. In entrambi i casi,  oltre il 70% delle classi sono concentrate nelle regioni del nord. Ma se si valutano solo “le classi con bambini e ragazzi stranieri nati in Italia – si legge nel rapporto – il fenomeno si attenua. In questo caso le classi con una presenza di alunni stranieri non nati in Italia che supera la quota del 30% risultano circa 1.300 (1% del totale) nella primaria e poco più di 1.550 (2% del totale) nella secondaria di primo grado”.