“L’arbitraggio è prima di tutto una scuola di vita, aiuta i ragazzi a crescere, ad assumersi responsabilità e gestire le emozioni ed organizzarsi dentro e fuori dal campo. A Samuele va il nostro più sincero in bocca al lupo per il percorso che lo attende. La sua giovane età non è un limite, ma un’opportunità, se accompagnata da impegno, passione e formazione”. Sono parole di soddisfazione quelle pronunciate da Alessio Chiavaroli, presidente della sezione Aia di Pescara, che nel sottolineare il valore educativo dell’attività arbitrale ha commentato l’avvenuto superamento degli esami per diventare arbitro di Samuele Verrocchio, un ragazzo di soli 14 anni e pochi giorni: il giovane, frequentante la terza media, ha svolto il corso a Pescara e oggi è l’arbitro più giovane d’Italia.
Il ragazzo è anche un calciatore: parallelamente all’attività arbitrale, prosegue il proprio percorso con la Pro Montesilvano, esperienza che gli consente di vivere il calcio sia dal punto di vista dell’atleta sia da quello di chi è chiamato a far rispettare le regole.
Regole che, invece, continuano a non rispettare troppi atleti e dirigenti. Qualche giorno fa, a Crotone si è verificata un’aggressione ai danni di un arbitro di calcio di appena 20 anni: si è svolta nel chiuso dello spogliatoio e a provocarla, al termine di una partita di Prima categoria, è stato un calciatore che era stato espulso: il giudice sportivo gli ha inflitto 5 anni di squalifica, fino al 2031.
“La violenza, in ogni sua forma e manifestazione – ha poi commentato la società – rappresenta una linea di condotta che l’Academy Crotone rigetta con forza. È un comportamento che non appartiene alla nostra storia, alla nostra cultura societaria né ai valori che, come scuola calcio, difendiamo ogni giorno”.
Alla luce di quanto accaduto, la società ha quindi inteso “prendere formalmente le distanze da ogni episodio di violenza verificatosi; porgere le più sincere scuse al direttore di gara, alle Istituzioni calcistiche e a tutti gli appassionati di questo sport” e comunicare il ritiro della squadra.
Alcuni giorni fa, invece, il questore di Arezzo ha emesso due Daspo nell’ambito delle attività di prevenzione della violenza sportiva, nei confronti di un supporter e di un dirigente sportivo.
Il tifoso è un supporter dell’Aquila Montevarchi a cui sono contestati episodi provocatori verso i sostenitori ospiti dopo la partita con il Grosseto del 18 gennaio 2026: per il supporter daspo e obbligo di presentazione per 5 anni.
L’altro destinatario del provvedimento del giudice è un dirigente accompagnatore di una squadra di Seconda categoria, responsabile di avere infilato la bandierina nei pantaloni dell’arbitro che lo aveva espulso: non potrà accedere agli impianti sportivi di calcio per due anni.