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I ragazzi della generazione “Boomerang”

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Da “generazione Erasmus” a “generazione boomerang”, quei ragazzi cioè che a causa del Covid, della crisi finanziaria e pure della guerra in Crimea hanno smesso di viaggiare in Europa e nel mondo e sono diventati una “generazione di ritorno” a casa e con i propri genitori, lasciando magari sogni di lavoro e di esperienze all’estero verso dove avevano voluto che viaggiasse il loro di futuro.

Da circa 500 mila casi di giovani in ritorno verso casa degli anni scorsi, oggi pare che siano oltre il 70% i giovani costretti a ripiegare sull’assistenza all’interno dell’economia familiare, lasciando lavoro e prospettive, una forma di welfare necessario per sopravvivere. Un ripiego forse senza più possibilità di ritorno. Un fenomeno che ha avuto un’impennata nel corso del lungo lockdown dalla fine del febbraio 2020 ad oggi.

Ancora nel 2013, secondo i dati allora diffusi dall’ufficio nazionale di statistiche, oltre 3,3 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni viveva dai genitori, ovvero il 26% sul totale di quella fascia di età, con un aumento del 25% rispetto al 1996, quando si calcolava che a rimanere nella casa dei genitori erano solo 660mila giovani.

Un dato che si è via via ampliato negli anni recenti, come dimostra una delle ultime indagini realizzata dal Consiglio nazionale dei giovani, in collaborazione con Eures, sulle condizioni e prospettive occupazionali, retributive e contributive degli under-35, il percorso verso l’autonomia resta, per molti, ancora un sogno ben chiuso nel cassetto: il 50,3% degli under-35 vive infatti sempre con i propri genitori, mentre circa quattro giovani su dieci (37,9%) vivono da soli o con il proprio partner.

Tra coloro che possono contare su un lavoro stabile, il 56,3% ha creato un proprio nucleo familiare, rispetto al 33,5% dei coetanei che non è  ancora riuscito a farlo. Infatti l’assoluta mancanza di certezze occupazionali finisce anche per condizionare le scelte procreative, legate a una più ampia gamma di fattori: solo il 6,5% dei giovani tra i 18 e i 35 anni dice di avere figli (8,8% tra i lavoratori stabili), mentre un terzo (33%) dichiara di non averne e di non volerne neanche negli anni a venire.

Quel che mancano, più spesso, sono proprio le condizioni di base per poter mettere su famiglia senza troppi rischi: solamente il 12% degli under 35 è per esempio proprietario della casa in cui abita. Uno su 10 (l’11% per l’esattezza) ha provato ad acquistare un appartamento e il 7,8% è riuscito ad ottenere un mutuo. 

Il 40% dei giovani non prova nemmeno a chiederlo perché consapevole della mancanza di requisiti. Tutto questo nonostante accordi, agevolazioni e incentivi appositamente sottoscritti direttamente con gli istituti di credito per venire incontro alle esigenze degli under-30.

Il risultato è che all’età di circa trent’anni molti giovani guadagnano meno di mille euro al mese nonostante lavorino 40 ore alla settimana e, talvolta, persino di più. Così la stragrande maggioranza di loro non è in grado di adattarsi alla nuova realtà sociale e continua a cercare il modo con cui raggiungere lo stesso stile di vita dei propri genitori, ma seguendo un piano che ormai non funziona più.