A Didacta Abruzzo, a Lanciano, i ricercatori Indire Samuele Borri e Samuele Calzone hanno commentato i risultati dell’indagine sull’intelligenza artificiale nella didattica, realizzata da Indire insieme alla Tecnica della Scuola e presentata proprio durante la manifestazione. La ricerca aggiorna quella dello scorso anno e coinvolge oltre 2.000 docenti di ogni ordine e grado, una partecipazione in crescita. Non è un campione rappresentativo, ha precisato Calzone, ma offre segnali interessanti.
Secondo Borri, rispetto allo scorso anno aumenta l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte di docenti, studenti e scuole intese come istituzione, anche nell’organizzazione scolastica. Lo si vede nelle reti di scuole nate per confrontarsi su come usarla o non usarla, e tra gli studenti delle secondarie di secondo grado, per i quali è ormai uno strumento quotidiano. Tra i docenti cresce anche la consapevolezza dei rischi, con scelte più consapevoli sull’uso o sul non uso. Il quadro, ha spiegato, resta polarizzato: c’è chi ne apprezza l’utilità e la possibilità di personalizzare la didattica, mentre i dirigenti si assumono la responsabilità di decidere, tenendo conto del tema etico.
Calzone ha riferito che circa il 70% dei docenti dichiara di usare questi strumenti per preparare le attività da svolgere in classe: materiali didattici, esercitazioni, elementi di valutazione o autovalutazione. L’attenzione, ha spiegato, si concentra soprattutto sul momento che precede l’ingresso in classe. Intorno al 20% li utilizza soprattutto con studenti fragili, come quelli con BES e DSA, perché consentono di personalizzare l’apprendimento. Oltre il 70% chiede più formazione: sono docenti che hanno già seguito dei corsi, riconoscono potenzialità e rischi e sentono il bisogno di incrementare e migliorare la formazione. Circa il 60% usa strumenti gratuiti, ma crescono, grazie ai protocolli tra scuole e fornitori internazionali, gli strumenti a pagamento.
Per coinvolgere chi non è adeguatamente formato, i gruppi di ricerca hanno puntato su esempi pratici d’uso nell’attività didattica. Molti docenti, ha osservato Calzone, si dicono interessati ma non colgono le opportunità nella propria disciplina: calare l’uso consapevole di questi strumenti in contesti concreti può favorire la partecipazione.