Home Politica scolastica ICI per le scuole paritarie: una sentenza controproducente

ICI per le scuole paritarie: una sentenza controproducente

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Dopo la sentenza della Cassazione su ICI e scuole paritarie il Governo si è impegnato a convocare un tavolo di confronto sul tema. A tutti appare illogico considerare ai fini fiscali una scuola, riconosciuta paritaria dallo Stato, al pari di una qualsiasi attività commerciale. Lo afferma Cdo Opere Educative

Ben venga il confronto, per provare a fare un deciso e chiaro passo avanti su un terreno in cui l’Italia registra ancora gravi ritardi rispetto al resto dell’Europa.

Pensare che il solo fatto di richiedere una retta alle famiglie, per coprire parte del costo del servizio prestato, possa far venire meno ogni tipo di agevolazione fiscale è fuori dalla storia (e questo non vale solo per il settore scolastico).

L’utopia di poter garantire servizi di pubblica utilità totalmente gratuiti per i cittadini ha portato all’attuale insostenibilità dei sistemi di welfare in Italia e non solo.

L’idea che nei servizi di interesse generale ci siano solo l’ente pubblico (che non paga le tasse) e il mercato (che non può avere agevolazioni) è una idea che ha già dimostrato, ampiamente, di essere fallimentare.

Occorre, allora, avere il coraggio di riconoscere che i servizi di pubblico interesse, anche se svolti da soggetti privati e anche se prevedono una compartecipazione alle spese da parte dei cittadini, sono attività fiscalmente ritenute non commerciali.

Il legislatore deve fare una scelta chiara e coraggiosa in tal senso: approvare una disposizione legislativa che sancisca finalmente la “non commercialità” ai fini fiscali di tutte le attività di pubblico interesse svolte anche da privati. Il futuro del nostro welfare dipende in gran parte da queste decisioni.

Tutto il sistema sociale, non appena il settore scolastico, non può che trarre beneficio dalla presenza di una pluralità di attori, pubblici e privati: sia per migliorare la qualità dei servizi e per il risparmio di risorse pubbliche che questo comporta, sia per assicurare maggiore possibilità di scelta ai cittadini.

Lavoriamo per avvicinare, non per allontanare, l’Italia al resto dell’Europa.