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Il 17% dei bambini italiani è povero

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In Italia il 17% dei bambini, pari a circa 1.750.000 minorenni, vive sotto la soglia di povertà. Non solo: il reddito delle famiglie di questi adolescenti è del 31 per cento inferiore della soglia di povertà. Dati allarmanti che emergono dal Report Card 11 del Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef, uno studio sul benessere dei bambini nei Paesi ricchi. Secondo il rapporto, i Paesi Bassi e quattro paesi nordici – Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia – sono ai primi posti nella classifica mentre quattro Paesi dell’Europa meridionale – Grecia, Italia, Portogallo e Spagna – si trovano nella metà inferiore. Il nostro Paese occupa il 22esimo posto su 29 Paesi.
«Preoccupa la situazione dell’Italia – dichiara il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera -: è al 23esimo posto nell’area del benessere materiale, al 17esimo nella salute e sicurezza, al 25esimo nell’istruzione e al 21esimo per quanto riguarda le condizioni abitative e ambientali». Dato molto negativo per l’Italia, il tasso Neet (Not in Education, Employment or Training), il più alto di tutti i Paesi industrializzati, dopo la Spagna, con l’11% dei giovani che non sono iscritti a scuola, non lavorano e non frequentano corsi di formazione.
Altri dati negativi, il tasso più basso tra i Paesi industrializzati di bambini che svolgono quotidianamente esercizio fisico, il tasso di fumo tra gli adolescenti e l’esposizione a uno dei livelli più alti di inquinamento atmosferico tra tutti i Paesi industrializzati (26esimo posto).
L’Italia, per fortuna, registra anche dati positivi, quali il bullismo, ridotto del 60% dall’inizio degli anni 2000 (tanto che il nostro è il Paese industrializzato che registra il tasso più basso di bambini che hanno subito atti di bullismo, 11%). Ha inoltre la quarta percentuale più bassa per le gravidanze in età adolescenziale, essendosi ridotto il tasso di fertilità tra le adolescenti di un terzo nel corso degli anni 2000
Inoltre, l’Italia occupa il 24.mo posto per i risultati scolastici conseguiti, anche se la posizione è migliorata di dieci punti nel corso degli anni 2000. Occupa il 22.mo posto per la partecipazione a forme di istruzione superiore. Quando sono i bambini stessi a valutare la propria qualità di vita, in ogni caso, l’Italia risale dal 22.mo al 15.mo posto. L’Italia infine si classifica al 20.mo posto nell’auto-valutazione dei bambini dei loro rapporti con genitori e compagni di scuola.
Quanto agli altri Paesi, i Paesi Bassi sono leader indiscusso, tra le 29 economie avanzate del mondo, nel benessere dei bambini: è quanto emerge dal Rapporto «Il benessere dei bambini nei paesi ricchi» di Unicef, presentato oggi. Agli ultimi posti della classifica, invece, ci sono Lettonia, Lituania, Romania e, a sorpresa, gli Stati Uniti.
I Paesi Bassi sono l’unico Paese classificato tra i primi cinque in tutte le aree di benessere. Nel rapporto si sottolinea come, nel complesso, non sembra esserci una forte relazione tra il Pil pro capite e il benessere infantile: la Repubblica ceca è posizionata meglio dell’Austria, la Slovenia del Canada e il Portogallo ha una posizione più alta degli Stati Uniti. La Finlandia è l’unico Paese con un tasso di povertà infantile relativa inferiore al 5%, mentre 4 Paesi dell’Europa meridionale – Grecia, Italia, Portogallo e Spagna – hanno tassi superiori al 15%, in linea con Lettonia, Lituania, Romania e Usa. Lettonia, Romania, Slovacchia e Usa hanno tassi di mortalità infantile superiori a 6 per mille nati, tutti gli altri hanno un tasso inferiore.
L’istruzione della prima infanzia è praticamente universale in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Spagna, mentre il tasso di iscrizione agli studi superiori oltrepassa l’80% in tutti i Paesi economicamente avanzati più popolosi a eccezione del Regno Unito, il solo paese avanzato in cui il tasso di partecipazione a forme di istruzione superiore si attesta sotto il 75%.
Danimarca, Norvegia e Slovenia hanno tassi di «neet» (ragazzi tra i 15 e i 19 anni che non studiano, non lavorano e non seguono un corso di formazione) sotto il 3%. Agli ultimi posti invece si collocano Irlanda, Italia e Spagna (oltre il 10%).
I livelli di obesità infantile superano il 10% in tutti i paesi eccetto Danimarca, Paesi Bassi e Svizzera; Canada, Grecia e Usa presentano livelli superiori al 20%. Irlanda e Usa sono i paesi in cui oltre il 25% dei bambini fa esercizio fisico almeno un’ora al giorno, mentre l’Italia è il solo paese in cui lo pratica quotidianamente meno del 10%. I tassi di fumo più elevati si registrano in Austria, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria, mentre l’abuso di alcol ha i suoi apici tra i giovani di Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca. Il tasso più elevato di consumo di cannabis, invece, si registra in Canada (28%). Quanto al bullismo, i livelli più bassi sono nel nord Europa, i più alti in Lituania. (La Stampa)