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Il Ddl Zan prevede fino a 4 anni di carcere a chi discrimina gli omosessuali: il 17 maggio giornata contro omofobia e lesbofobia

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Ha fatto discutere il discorso di Fedez al concerto del primo maggio contro l’omofobia e l’appello al Parlamento di approvare in fretta la proposta di legge che ha come primo firmatario il deputato Pd Alessandro Zan. “Anche la scuola vuole la legge Zan” ha fatto sapere dopo poche oreBarbara Floridia, sottosegretaria all’istruzione. Ma in cosa consiste il disegno di legge divenuto popolare nella giornata della festa dei lavoratori? Stiamo parlando di un testo approvato in prima lettura alla Camera il 4 novembre scorso, ora all’esame della commissione Giustizia del Senato.

La giornata nazionale

Diciamo subito che se la legge dovesse essere approvata, il 17 maggio di ogni anno diverrà la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

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La giornata sarebbe dedicata a promuovere, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, il rispetto e l’inclusione e contrastare pregiudizi e discriminazioni.

Cosa propone il ddl Zan

In assoluto, il ddl si propone di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Il testo prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili.

Le pene previste

Per chi incorre nell’istigazione e in discriminazione in questo genere di reati, scatterebbe la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro.

Scatterebbe il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza, o per chi partecipa a organizzazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza, sempre riferita alla discriminazione razziale, etnica o religiosa oppure verso omosessuali, donne, disabili.

Aggravanti e clausole

Alle discriminazioni omofobe viene estesa un’aggravante che aumenta la pena fino alla metà.

Nel disegno di legge si prevede una “clausola salva idee”, che fa salve “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte” dei cittadini.