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Il diploma di maturità un anno prima, Carrozza insiste

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Il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, insiste sulla necessità di far diplomare i nostri giovani un anno prima. Ma per la prima volta apre ad una prospettiva diverse, con le superiori che manterrebbero gli attuali cinque anni di corso. L’occasione per presentare questa eventualità è stata un’intervista al settimanale “Gente”, in edicola dal 2 novembre. Alla domanda su come sarà la scuola di domani, Carrozza ha così risposto: “nel resto d’Europa, in media, i giovani sono pronti a entrare in università un anno prima rispetto ai nostri ragazzi: non è detto però che questo in Italia debba avvenire accorciando i tempi delle scuole superiori”.
Ad essere “tagliato” potrebbe così essere un anno della primaria o delle medie (in questo caso ricalcando la riforma del ciclo di studi saltata una decina di anni fa). Oppure, possibilità meno probabile, si potrebbe anticipare il percorso formativo a cinque anni. Mantenendo, in tal modo, tutto così come è oggi. Tranne l’uscita che verrebbe anticipata.
Secondo la Carrozza, inoltre, la troppa attenzione ai diversi corsi di studio non è così importante. “Il tema cruciale – osserva il Ministro – sono le competenze dei nostri ragazzi, la loro preparazione effettiva, non tanto le loro qualifiche”. E ricorda che questo governo “torna a investire nella scuola e nell’università”.
E anche nelle università arriveranno test sul modello Invalsi: “È necessario avere dati confrontabili e i test Invalsi sono un sistema per avere queste risposte, anche se non è detto che sia quello migliore o che non debba essere modificato”.
Sulle prossime pre-iscrizioni, il Ministro sottolinea: “Il compito del genitore è di potenziare le conoscenze dei figli e lasciare che questi seguano le proprie vocazioni ricordando, a proposito delle famiglie che allontanano i propri figli se nelle aule la maggioranza dei compagni è extracomunitaria, che la scuola è il primo luogo dove non si dovrebbe scegliere il compagno. In classe non si studia solo matematica o latino, ma si impara anche a stare in gruppo, a conoscere e rispettare l’altro, a diventare cittadini”.