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Il docente liquido

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L’insegnante deve ridefinire il proprio ruolo adattandosi alla complessità del reale.

Deve osservare, ascoltare, accompagnare i ragazzi senza proporre strutture precostituite, producendo significati scaturiti dal confronto

La scuola dell’innovazione richiede un rapporto diverso tra studente e docente in cui l’obiettivo non è più l’apprendimento disciplinare, ma una vera didattica per competenze, personalizzata e condivisa.

Il Sole 24 Ore tratta l’argomento della funzione dell’insegnate nella scuola, indicando anche la strada che ancora una volta il prof deve intraprendere: non più trasmettitore di conoscenze, né mentore o ricercatore, nè “hub” (punto di convergenza e scambio) che raccolga, ridistribuisca e colleghi tutti gli studenti nella loro formazione in aula e fuori dall’aula.

Il docente non  è più solo una figura monodimensionale che eroga contenuti, ma si deve trasformare in un “docente liquido” in una società “liquida”, in cui prevalgono la precarietà dei valori e delle relazioni che include in sé gli effetti della globalizzazione, della migrazione, delle reti virtuali: un mondo e una soggettività che si modificano continuamente.

 

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Una società liquido-moderna che è  caratterizzata dalla precarietà, dall’incertezza, dall’annullamento della determinazione, che trasforma i rapporti tra gli individui ma anche tra l’individuo e le istituzioni; ed è proprio da questa incertezza che nasce la solitudine, il disagio, il non avere punti di riferimento.

Il docente, quindi, deve essere flessibile, osservare, ascoltare, accompagnare nel processo di apprendimento i propri studenti, favorendo la metariflessione sulle azioni di relazione, indicando obiettivi di competenza, sollecitando al confronto e alla collaborazione, rispettando le caratteristiche e gli stili individuali, lasciando spazi di autonomia e di protagonismo, facendo  ricercare strumenti facilitatori dell’apprendimento, ascoltando le proposte di  costruzione di prodotti individuali e collettivi, da far condividere e proporre ad altri “esterni”, impregnando del proprio sapere i ragazzi senza proporre strutture cognitive pre-costituite,  pervadendo senza prevaricare, nella consapevolezza che l’apprendimento è un fatto individuale, ma deriva da azioni collettive, di una intelligenza connettiva che produce la costruzione di significati, scaturiti da  confronti continui. Così come l’acqua trasporta e poi abbandona, il docente accompagna e poi lascia lo studente libero nella responsabilità della costruzione delle proprie competenze.

16 maggio alla Fiera di Bergamo, sottolinea Il Sole, si parlerà della nuova scuola