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Aggiornato il 27.01.2026
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Il lavoro sommerso dei docenti, tra serate, weekend e festività: quante ore non sono pagate?

Le ore di servizio dei docenti si estendono ben oltre l’orario contrattuale. Non solo in Italia.

È quanto emerge dall’ultima indagine di GoStudent, dedicata al lavoro sommerso degli insegnanti.

Attraverso un sondaggio condotto su 252 insegnanti di Germania, Regno Unito, Italia, Austria e Spagna, lo studio quantifica la mole di straordinario settimanale e durante le vacanze, determinando la data dolorosamente tarda in cui gli insegnanti iniziano effettivamente a essere “pagati” per il loro lavoro.

La maggior parte di queste ore aggiuntive è dedicata ad attività essenziali come la pianificazione delle lezioni e la correzione dei compiti, portando a significative conseguenze negative come burnout e un crollo della fiducia nelle politiche educative.

Dal sondaggio emerge anche come l’uso pratico e strategico dell’Intelligenza Artificiale (IA) possa rappresentare uno strumento utile per alleggerire il carico amministrativo e le attività dispendiose in termini di tempo, permettendo così agli insegnanti di recuperare tempo e benessere mentale.

Principali cause e conseguenze del lavoro non retribuito

Il lavoro non retribuito degli insegnanti deriva da un carico di lavoro costante e crescente che non è coperto dallo stipendio, assorbendo tempo al di fuori dell’orario contrattuale.

Le cause

Attività che assorbono le ore non pagate:

  1. Attività didattiche: gran parte del tempo straordinario è dedicato a compiti essenziali per la didattica, che spesso si riversano su serate, weekend e le cosiddette “vacanze”. Le tre attività che costituiscono la fetta maggiore dello straordinario settimanale sono:
    • Pianificazione delle lezioni (media di 13 ore oltre l’orario contrattuale a settimana).
    • Correzione e valutazione (media di 11 ore).
    • Creazione di materiali per le lezioni (media di 11 ore).
  2. Lavoro amministrativo e operativo: altre ore significative sono dedicate a lavori “silenziosi ma essenziali” che mantengono la qualità delle lezioni e il supporto agli studenti:
    • Riunioni del personale e comunicazioni con genitori e studenti.
    • Redazione di pagelle e report sul progresso degli studenti.
    • Sviluppo del curriculum, analisi dei dati e pianificazione di eventi/gite scolastiche.
    • Attività secondarie come la sorveglianza, l’allestimento delle aule e l’inventario contribuiscono anch’esse alle ore non pagate.
  3. Lavoro durante le “vacanze”: le vacanze non rappresentano una vera pausa, ma il momento in cui gli insegnanti svolgono il lavoro che rende possibile il trimestre successivo. In questo periodo, il personale docente svolge la pianificazione in anticipo, corregge test, prepara materiali aggiuntivi, modifica i programmi e si dedica all’analisi dei dati. Ad esempio, gli insegnanti tedeschi lavorano l’equivalente di oltre cinque settimane lavorative complete ogni anno durante le loro vacanze (il 35% del loro tempo libero), mentre in Italia e Austria sacrificano circa il 20% delle loro “vacanze” al lavoro scolastico.
  4. Mancanza di intervento sistemico: La fiducia nelle politiche educative è “praticamente crollata”. Più di tre quarti degli intervistati ritengono che il governo non stia facendo abbastanza per compensare le ore straordinarie, e quasi altrettanti pensano che si faccia troppo poco per ridurre il carico di lavoro alla fonte.

Le conseguenze

Il costante aumento del lavoro non retribuito ha conseguenze significative sia per il benessere degli insegnanti che per la stabilità del sistema educativo.

1. Impatto sul benessere e sulla salute mentale:

  • Danno alla salute mentale: gli insegnanti pagano il carico di lavoro con le serate, l’energia e il benessere. Due insegnanti su tre (67%) dichiarano che le lunghe ore danneggiano regolarmente la loro salute mentale.
  • Ansia e stress: Il 41% degli insegnanti teme il ritorno a scuola dopo le vacanze, indicando che Settembre è fonte di stress anziché di un nuovo inizio.
  • Perdita di riposo: Il “tempo libero” destinato a ristorare gli insegnanti viene sistematicamente riempito dal lavoro scolastico non pagato.

2. Rischio di burnout e perdita di forza lavoro:

  • Burnout: la frustrazione derivante dalla percezione che il sistema non tuteli il loro tempo si trasforma inevitabilmente in burnout.
  • Crisi della professione: se non si interviene, la professione rischia di perdere forza lavoro, portando le classi a svuotarsi.

3. Deterioramento della qualità e delle opportunità educative:

  • Declino della qualità: Se gli insegnanti lavorano troppe ore non retribuite, la qualità e la costanza del loro insegnamento ne risentono.
  • Impatto sugli studenti: Gli studenti rischiano di perdere opportunità se la professione perde forza lavoro.

4. Allungamento del periodo di lavoro “gratuito”:

Le ore extra settimanali (che vanno da 8 ore in Spagna a 18 ore in Germania) ritardano notevolmente il giorno in cui gli insegnanti iniziano effettivamente a essere pagati per l’anno scolastico.

A causa delle ore di straordinario, gli insegnanti lavorano, di fatto, gratuitamente per un numero significativo di giorni. Ad esempio, in Germania, il giorno di paga effettivo arriva solo il 17 gennaio 2026 (quasi 100 giorni scolastici dopo l’inizio dell’anno); in Italia, tale data cade il 14 novembre 2025.

Confronto delle ore di lavoro non retribuito nei vari Paesi

Le ore medie di straordinario che gli insegnanti dedicano settimanalmente al di fuori del loro contratto variano significativamente tra i cinque paesi, determinando una grande disparità nel giorno in cui l’insegnamento smette effettivamente di essere “non pagato”.

PaeseOre medie di straordinario (Settimanali)Giornate di “lavoro gratuito”Data fino alla quale gli insegnanti lavorano gratis
Germania189916 Gennaio 2026
Regno Unito146703 Dicembre 2025
Austria125111 Novembre 2025
Italia125413 Novembre 2025
Spagna83520 Ottobre 2025

Punti chiave sulla variazione delle ore:

  1. Carico massima (Germania): gli insegnanti tedeschi aggiungono in media circa 18 ore alla settimana oltre il loro contratto, il che li porta a raggiungere il loro primo giorno veramente “pagato” solo il 17 gennaio 2026, quasi 100 giorni scolastici dopo l’inizio dell’anno.
  2. Carico minimo (Spagna): la Spagna registra il carico di straordinario settimanale più basso del gruppo, con 8 ore medie in più. Nonostante ciò, gli insegnanti spagnoli lavorano gratis fino al 21 ottobre 2025.
  3. Carico intermedio (Italia e Austria): l’Italia e l’Austria si attestano su circa 12 ore di straordinario settimanale. Questo si traduce nel giorno di paga effettivo che cade a metà novembre: 14 novembre 2025 per l’Italia e 12 novembre 2025 per l’Austria.

Questo “lavoro silenzioso ma essenziale” è il motivo per cui le date di pagamento effettivo cadono così in ritardo nel calendario.

L’IA può mitigare il carico di lavoro extra e il burnout

L’Intelligenza Artificiale (IA) è esplorata come uno strumento pratico che può aiutare gli insegnanti a recuperare ore dalle attività più gravose, come la pianificazione, le correzioni e la burocrazia. L’obiettivo finale di questa integrazione non è “tecnologizzare” l’insegnamento, ma restituire agli insegnanti le ore di lavoro extra, in modo che la maggior parte del loro carico rientri nel tempo retribuito.

Mitigare il lavoro non retribuito è cruciale, dato che due insegnanti su tre (67%) dichiarano che le lunghe ore danneggiano regolarmente la loro salute mentale, contribuendo al burnout e al timore del ritorno a scuola.

Di seguito sono riportati i modi pratici in cui l’IA può alleggerire i compiti che contribuiscono maggiormente al carico di lavoro invisibile:

1. Pianificazione delle lezioni (planning)

2. Creazione di materiali didattici

3. Correzione e valutazione

4. Analisi dei dati e feedback

5. Incombenze amministrative

Uso dell’IA da parte dei docenti

Nonostante il potenziale, l’adozione dell’IA è ancora bassa: il 49% degli insegnanti dichiara di non usare mai l’IA per compiti dispendiosi in termini di tempo come le correzioni, e il 75% degli insegnanti in Europa non riceve alcuna formazione in merito.

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