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Il prezzo del gas vola per la guerra in Ucraina: scuole italiane riscaldate poche ore o fino al venerdì? Le Province si oppongono

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L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe ha prodotto un aumento dei prezzi, che sono schizzati ancora più in alto dopo l’annuncio dell’embargo di Stati Uniti e Regno Unito sui prodotti energetici esportati dalla Russia. Tutti gli automobilisti avranno constatato, ad esempio, che negli ultimi giorni il costo del gasolio ha raggiunto, in certi casi superato, quello della benzina. Ma anche il prezzo del gas è salito alle stelle.

Le ripercussioni sui servizi pubblici

Il problema è tangibile, tanto che si comincia a parlare di ripercussioni sui servizi pubblici. Tra cui quello scolastico, dove le temperature dell’inverno continuano a farsi sentire. Ancora di più perchè con il Covid ancora da “combattere”, si continua a fare lezione in aule con le finestre spesso aperte. Il problema è che l’innalzamento esponenziale dei costi da affrontare per rifornirsi di gas, potrebbe convincere gli enti locali, che lo devono assicurare, a contingentarne l’utilizzo.

Si tratta di un pericolo fondato, quindi più che reale. Al punto che l’Unione delle Province italiane ha deciso di pubblicare un comunicato, nel quale chiede tiene a far sapere di volersi impegnare a non tagliare i servizi pubblici che gestisce in via diretta.

Le Province non ammettono riduzioni

Secondo l’Upi, quindi, “bisogna scongiurare l’introduzione di misure, seppur temporali, di limitazioni dei servizi, a partire dal blocco della fruizione dei plessi scolastici, delle palestre e delle piscine da parte dalle società sportive”.

L’Unione delle Province si pone, in particolare, contro qualsiasi limitazione o contingentamento del servizio scolastico, come “l’introduzione obbligatoria della settimana corta (lezioni fino al venerdì) piuttosto che la diminuzione dell’erogazione del riscaldamento” nel corso della giornata scolastica.

Le ripercussioni sugli alunni

Le Province sono consapevoli che questo genere di misure, infatti, “avrebbero ripercussioni pesanti sui cittadini, primi tra tutti gli studenti“.

Nei prossimi giorni capiremo se il pericolo presentato dall’Upi possa trasformarsi in un effettivo disservizio, con compromissione della normale attività didattica. Una eventualità che, dopo due anni di Covid e le lezioni in presenza per lunghi periodi alternate a quelle da casa, andrebbe a rendere ancora più difficoltoso il processo di apprendimento dei nostri alunni e studenti.

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