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Il “problema dei problemi”

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Quel che si sta realizzando a Brusciano «si profila – annota un amaro e triste Antonio Nocchetti, presidente dell’associazione napoletana Tutti a Scuola – come una vera e propria esperienza pilota di “distruzione della scuola dell’inclusione”» e nonostante tre sentenze del TAR Molise firmate a ridosso dell’anno scolastico che confermano: in aula non più di venticinque e 1,96 i metri quadrati necessari per ogni alunno.
C’è poi la possibilità che nella classe sia iscritto e frequenti un alunno con disabilità. Allora, la classe stessa diventa di venti: diciannove più uno…
«Ecco la classe pollaio con trentasette ragazzi. Già nella terza fila non si vede la lavagna né si sente il prof. Ogni brusio diventa un grido e dal fondo della classe, per poter sentire la lezione, servirebbe che i prof parlassero al microfono»
E ancora: «…l’emergenza deriva dal taglio nazionale effettuato dal MIUR di 1.400 docenti, nel 2014, pur in presenza di 34mila iscritti in più nelle nostre scuole. Dalle Regioni stanno pervenendo dati allarmanti sulla costituzione di organici ridotti all’osso e di classi con numeri di studenti ben al di sopra dei parametri previsti dalla legge per garantire il diritto alla studio e la sicurezza negli ambienti pubblici. Una delle situazioni più difficili si sta registrando in Piemonte: fino a 45 alunni per aula…».
«…una classe con quattro alunni disabili su ventidue…»: situazioni simili sono diffusissime, purtroppo, lungo le varie Istituzioni del nostro Stivale… Ditemi voi se questa è Scuola. Spiegatemi, per piacere, quale Pedagogia e quale Didattica si possono applicare. Qual è, com’è, il rapporto alunno-docente, alunni-docente, alunno-docenti… E i successi, scolastico e soprattutto formativo, che fine fanno? C’è, forse, un “obbligo” (costituzionale) di dieci anni e un’etica formativa che lo sorregge?
Diciamo la verità, denuncia Superando.it, evidentemente il destino della Scuola italiana e di chi ci sta dentro non sta a cuore a nessuno, non interessa e basta. Fatta qualche eccezione. E siamo più di un milione di Persone. Genitori esclusi…
Quattro Persone disabili in classe e poi, immancabilmente, qualche alunno/a ADHD, DSA, BES “straniero”, zingaro, svantaggiato…, dunque: a che gioco giochiamo? E del “povero” “s-considerato” “negletto” docente, stressato, umiliato, depresso, ai limiti, continui, di una crisi di nervi, vogliamo parlare o lasciamo stare?
Epperò, scrive Superando.it, “i politici” che governano chi sono? A cosa pensano? Cosa vogliono? Una “grande Scuola in Europa” è espressione culturale e civile di chi governa; è lo specchio della visione del mondo; è, infine, la forma mentis concretizzata verso i Valori e gli Ideali, diffusamente condivisi. Che ci sono e come!
Ma, di nuovo: Chi è chi al Governo? Avere una grande Scuola è scelta di Valore politico e socio-culturale, perché – tutti lo dicono, ed è vero! – la grande Scuola è il cuore pulsante della Società. Alias: grande Scuola italiana = grande Società italiana.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, qualcosa, oggi, la sta facendo. Ed è sotto gli occhi di tutti. Ma è troppo presto per giudicare, per capire se è “fuoco di paglia” o vera presa di coscienza del fatto che la struttura scolastica è di fondamentale importanza non solo per la salute dei Cittadini/e (garantita dalla Costituzione), ma per gli stessi apprendimenti.
Un esempio: la “situazione paradossale” della Scuola di Trenta (Cosenza), che circa due anni fa fece scalpore e della quale si occupò, ahimè, la stampa nazionale. Che scrisse: «Senza spazi sufficienti per ristrutturazioni in corso, cinque classi delle medie di Trenta, Cosenza, sono sistemate nella sala del consiglio comunale, nella sala degli assessori, nella sede dei vigili urbani, nella biblioteca comunale».
Un altro esempio e poi basta: «Aule strapiene, il prof è scagionato. Non è responsabile per l’incidente capitato a uno studente. La Corte dei Conti: è la scuola a dover pagare per gli eventuali danni subiti dal ragazzo»
Se in tutto questo scenario si colloca la garantita formazione degli studenti/esse disabili, allora si comprendono tante cose. E questa “formazione” si definisce, nella Giurisprudenza diffusa, come “diritto soggettivo pieno”, senza “se” e senza “ma”. Senza fare “Giustizia orizzontale “tra le “parti”, perché le “parti” sono disuguali e vanno trattate con… diversa equità. Questo recita, tra Leggi ed Etica, la Giustizia: quella con la G maiuscola, Valore di Solidarietà sempre più assente.

In questo contesto di idee, sicuramente complesso (con fili e con reti che si ri-chiamano e si intrecciano diversamente), le strutture fatiscenti e le “classi pollaio” rappresentano “una” cartina di tornasole per chi governa la Politica nazionale della Scuola italiana, scrive sempre Superando.it.
Insomma, cari Renzi e Giannini, occhio al “problema dei problemi”, per risolverlo, subito, in un tempo ragionevole. Intelligenti pauca! Auguri

Icotea