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05.09.2025

Il vademecum del Centro Terapeutico dell’Antoniano di Bologna per favorire l’inclusione scolastica

Gabriele Ferrante

Quando si dice Antoniano di Bologna, il primo pensiero va allo Zecchino d’Oro, il concorso canoro per bambini le cui canzoni riecheggiano ancora vivide nella memoria degli ultrasessantenni di oggi e che continuano a rallegrare ancora i bimbi delle nuove generazioni.

Non tutti sanno, però, che l’Antoniano di Bologna ha anche un centro terapeutico che sostiene le famiglie di bambini e ragazzi con fragilità, offrendo valutazioni clinico-funzionali neuropsichiatriche e in ambito neuromotorio, analisi psicodiagnostiche e trattamenti abilitativi e riabilitativi in diversi ambiti.

Un approccio multidisciplinare che è possibile – si legge sul sito del Centro –  grazie alla collaborazione di diversi professionisti specializzati in vari ambiti: Logopedia, Musicoterapia, Neuropsicomotricità e Psicomotricità, Neuropsichiatria, Pediatria, Osteopatia, Psicologia e Neuropsicologia.

In questi giorni e in vista del nuovo anno scolastico, il Centro terapeutico dell’Antoniano, come riportato da vanityfair.it, condivide un vademecum per aiutare famiglie e scuole a superare le barriere che ostacolano l’inclusione scolastica dei bambini con disabilità e non solo. Pensiamo ad esempio alle classi multiculturali con bambini provenienti da vari Paesi del mondo, i cui genitori hanno una certa ritrosia, per non dire paura, ad affrontare un colloquio sano e aperto con i docenti.

Secondo il dottor Alessandro Ghezzo, specialista in neuropsichiatria infantile presso il Centro, che ha messo a punto questo vademecum con 7 consigli, al primo posto c’è proprio quello di non aver timore ad aprire un dialogo con la scuola: tra le difficoltà dell’inclusione scolastica è forse questa la paura più grande da superare. Non bisogna, al contrario avere alcun timore a verbalizzare le proprie ansie o a proporre soluzioni che possano aiutare il proprio figlio. Un  dialogo aperto e costruttivo tra famiglia e scuola, anche con il supporto di mediatori, è dunque fondamentale per sciogliere le incomprensioni e creare reciproca fiducia.

Il secondo consiglio è “costruire un piano condiviso”, in quanto è di fondamentale importanza che scuola, famiglia e terapisti si coordinino attraverso un piano chiaro e dettagliato, così da individuare gli obiettivi del bambino e assicurargli un percorso coerente e mirato, che prosegua anche fuori dalla scuola.

Il vademecum consiglia poi a docenti e genitori di rimanere vicini al proprio figlio e alunno, anche quando è difficile: sostenere i propri figli e alunni – spiega il neuropsichiatra –  non è sempre un’impresa semplice. essere presenti e affiancarli nell’apprendimento significa infatti spesso anche dover prendere decisioni difficili che hanno un impatto sull’organizzazione familiare e della scuola. Tuttavia, è proprio sulla presenza e sul supporto diretto da parte dei genitori e degli insegnanti che il bambino deve poter contare per costruire la sua autostima giorno dopo giorno.

Ci sono poi gli altri consigli: conoscere limiti e potenzialità del bambino, senza arrendersi; coinvolgere i compagni di classe, celebrare i progressi. E poi l’ultimo, tra i più importanti, è quello di creare una rete di supporto. Per i genitori, si tratterà di condividere esperienze con altre famiglie o associazioni. I docenti, dal canto loro, potranno confrontarsi con altre realtà scolastiche. Per tutti, non rimanere chiusi in se stessi aprendosi ad altre realtà simili può produrre fruttuose riflessioni e offrire altresì un vigoroso sostegno emotivo.

Ho conosciuto esperienze concrete – così conclude la sua intervista a vanityfair.it il dottor Ghezzo –  in cui sono state le grandi sfide ad aver fatto emergere le ricchezze più inaspettate, dall’ingegno umano all’empatia, consentendo un proficuo lavoro di squadra tra genitori, figli e scuola.

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