Quando si dice Antoniano di Bologna, il primo pensiero va allo Zecchino d’Oro, il concorso canoro per bambini le cui canzoni riecheggiano ancora vivide nella memoria degli ultrasessantenni di oggi e che continuano a rallegrare ancora i bimbi delle nuove generazioni.
Non tutti sanno, però, che l’Antoniano di Bologna ha anche un centro terapeutico che sostiene le famiglie di bambini e ragazzi con fragilità, offrendo valutazioni clinico-funzionali neuropsichiatriche e in ambito neuromotorio, analisi psicodiagnostiche e trattamenti abilitativi e riabilitativi in diversi ambiti.
Un approccio multidisciplinare che è possibile – si legge sul sito del Centro – grazie alla collaborazione di diversi professionisti specializzati in vari ambiti: Logopedia, Musicoterapia, Neuropsicomotricità e Psicomotricità, Neuropsichiatria, Pediatria, Osteopatia, Psicologia e Neuropsicologia.
In questi giorni e in vista del nuovo anno scolastico, il Centro terapeutico dell’Antoniano, come riportato da vanityfair.it, condivide un vademecum per aiutare famiglie e scuole a superare le barriere che ostacolano l’inclusione scolastica dei bambini con disabilità e non solo. Pensiamo ad esempio alle classi multiculturali con bambini provenienti da vari Paesi del mondo, i cui genitori hanno una certa ritrosia, per non dire paura, ad affrontare un colloquio sano e aperto con i docenti.
Secondo il dottor Alessandro Ghezzo, specialista in neuropsichiatria infantile presso il Centro, che ha messo a punto questo vademecum con 7 consigli, al primo posto c’è proprio quello di non aver timore ad aprire un dialogo con la scuola: tra le difficoltà dell’inclusione scolastica è forse questa la paura più grande da superare. Non bisogna, al contrario avere alcun timore a verbalizzare le proprie ansie o a proporre soluzioni che possano aiutare il proprio figlio. Un dialogo aperto e costruttivo tra famiglia e scuola, anche con il supporto di mediatori, è dunque fondamentale per sciogliere le incomprensioni e creare reciproca fiducia.
Il secondo consiglio è “costruire un piano condiviso”, in quanto è di fondamentale importanza che scuola, famiglia e terapisti si coordinino attraverso un piano chiaro e dettagliato, così da individuare gli obiettivi del bambino e assicurargli un percorso coerente e mirato, che prosegua anche fuori dalla scuola.
Il vademecum consiglia poi a docenti e genitori di rimanere vicini al proprio figlio e alunno, anche quando è difficile: sostenere i propri figli e alunni – spiega il neuropsichiatra – non è sempre un’impresa semplice. essere presenti e affiancarli nell’apprendimento significa infatti spesso anche dover prendere decisioni difficili che hanno un impatto sull’organizzazione familiare e della scuola. Tuttavia, è proprio sulla presenza e sul supporto diretto da parte dei genitori e degli insegnanti che il bambino deve poter contare per costruire la sua autostima giorno dopo giorno.
Ci sono poi gli altri consigli: conoscere limiti e potenzialità del bambino, senza arrendersi; coinvolgere i compagni di classe, celebrare i progressi. E poi l’ultimo, tra i più importanti, è quello di creare una rete di supporto. Per i genitori, si tratterà di condividere esperienze con altre famiglie o associazioni. I docenti, dal canto loro, potranno confrontarsi con altre realtà scolastiche. Per tutti, non rimanere chiusi in se stessi aprendosi ad altre realtà simili può produrre fruttuose riflessioni e offrire altresì un vigoroso sostegno emotivo.
Ho conosciuto esperienze concrete – così conclude la sua intervista a vanityfair.it il dottor Ghezzo – in cui sono state le grandi sfide ad aver fatto emergere le ricchezze più inaspettate, dall’ingegno umano all’empatia, consentendo un proficuo lavoro di squadra tra genitori, figli e scuola.