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Impronte digitali nella PA, salta tutto: per la nuova ministra Dadone (M5S) è criminalizzante. Salvi personale Ata e presidi

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Niente più impronte digitali e controlli biometrici nella pubblica amministrazione, utili a stanare i “furbetti del cartellino”: il progetto voluto a tutti i costi dalla precedente ministra leghista della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale ad inizio luglio, non era potuto entrare in vigore perché la crisi del Governo giallo-verde aveva di fatto impedito l’approvazione dei decreti attuativi. Ora, la nuova ministra “grillina” Fabiana Dadone, fa intendere che si andrà verso la cancellazione della norma, la cui applicazione nella scuola avrebbe riguardato i dirigenti scolastici ed il personale Ata (non i docenti perché già “rintracciabili” sul posto di lavoro tramite il registro elettronico).

Il rischio è colpevolizzare chi lavora onestamente

Secondo la ministra, ex probiviro del Movimento 5 Stelle, la rilevazione delle impronte digitali dei dipendenti pubblici per stanare i furbetti del cartellino costituisce “un uso criminalizzante della tecnologia” con l’effetto di deprimere i lavoratori attivi

Dalle parole della titolare della P.A., si evince che il provvedimento approvato sull’obbligo di verificare la presenza sul lavoro con le impronte digitali, fosse di ispirazione esclusiva della Lega.

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A colloquio con Italia Oggi, la ministra Dadone ritiene che la tecnologia torni “sicuramente torna utile per tenere a bada chi abusa. Ma probabilmente va usata in modo meno criminalizzante per una intera categoria. A mio avviso la rilevazione delle impronte contiene in sé uno stigma di tale negatività che rischia di deprimere anche chi ogni mattina si reca sul posto di lavoro con energia ed entusiasmo”.

Si punta a rafforzare gli organici e alla formazione continua

Nella pubblica amministrazione, ha aggiunto Fabiana Dadone, il Governo ha altri intenti: ad esempio, “vuole assolutamente puntare a rafforzare gli organici, soprattutto in alcuni comparti”.

Su questo punto, c’è concordanza con il precedente esecutivo: “Dopo troppi anni di blocco del turnover l’impegno si è già visto nella scorsa manovra e noi puntiamo a implementarlo”.

“Ma soprattutto, oltre alle dotazioni, è fondamentale – ha concluso la ministra – puntare sulla formazione continua per valorizzare le competenze e spingere in alto la produttività della p.a.”.

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