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Aggiornato il 25.09.2025
alle 23:40

Inclusione scolastica e universitaria: due proposte di legge che faranno discutere

Redazione

Da Salvatore Nocera, noto esperto di normativa in materia di inclusione, riceviamo questo interessante contributo che volentieri pubblichiamo.

Sono attualmente in discussione in Parlamento due disegni di legge riguardanti maggiori tutele per gli studenti con DSA, Disturbi Specifici di Apprendimento, di cui non si era avuta molta notizia e che invece incidono, a mio avviso, sulla preesistente normativa inclusiva, anche degli studenti con disabilità.

1- Il PdL presentato alla Camera col N. 2303 sull’insegnante inclusivo, a mio avviso, sarebbe anche accettabile, essendo corrispondente ad una richiesta dell’AID, se avesse un adeguato finanziamento.

Però la norma, che prevede che dall’approvazione non derivino oneri per l’erario, chiaramente significa che i docenti di sostegno nominati per un determinato numero di ore, talora con gravi costi per ricorsi da parte delle famiglie, dovranno occuparsi contemporaneamente della formulazione dei PDP anche per i compagni con DSA, che sono in numero ben più che doppio di quelli con disabilità.
Ciò comporterà che si renderà un pessimo servizio agli alunni con disabilità, senza arrecare un vero beneficio a quelli con DSA.

Conseguentemente, temo che le associazioni di persone con disabilità che hanno lottato tanto ed ottenuto pure sentenze della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto allo studio costituzionalmente garantito ed intangibile degli alunni con disabilità, sicuramente insorgeranno contro la nuova legge, sollevando sia la questione di discriminazione vietata dalla L. n. 67/06, sia di legittimità costituzionale.
Tanto più che non risulta che esse siano state preventivamente audite, secondo quanto è stabilito dall’art. 4, comma 3, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con L. n. 18/2009, secondo la quale qualunque atto concernente le persone con disabilità deve ricevere il preventivo parere, obbligatorio ma non vincolante, delle loro organizzazioni maggiormente rappresentative.

Il fatto che alcuni commentatori abbiano frettolosamente detto che il PdL, non comportando aggravio di spesa,  sarà approvato immediatamente, non è una saggia previsione, poiché ignora quanto mi sono permesso personalmente testé di prospettare, conoscendo il mondo del quale faccio parte e della cui normativa mi occupo da più di 50 anni.

Se l’AID riesce a ottenere una copertura finanziaria sufficiente a coprire le spese che ammonterebbero almeno al doppio di quelle sostenute dallo Stato per gli alunni con disabilità, penso che le associazioni di persone con disabilità, non dovrebbero avere molto interesse a contrastare tale PdL.

2-Il PdL presentato al Senato col n. 1508, sull’introduzione dell’obbligo del PDP (progetto didattico personalizzato) per gli studenti con DSA pure all’Università con contemporaneo obbligo di aggiornamento per tutti i docenti universitari sull’inclusione scolastica ed universitaria, personalmente mi sembra poco coerente con la moderna logica inclusiva.

Infatti, non mi risulta che nessuna associazione di persone con disabilità sino ad oggi abbia mai chiesto una norma sull’obbligo del PEI, piano educativo individualizzato per gli studenti con disabilità anche all’Università. Esse invece si sono battute per avere la nomina di un Delegato del Rettore per seguire tutti i problemi dell’inclusione universitaria , intervenendo coi colleghi disciplinari perché tengano conto dei bisogni educativi di questi studenti; inoltre si sono battute per ottenere che gli Istituti per il diritto allo studio universitario garantissero degli assistenti  per particolari casi gravi di alunni, ad es. assistenti personali per studenti con disabilità motoria, educatori con competenze tiflologiche per studenti ciechi ed interpreti gestuali per studenti sordi, segnanti o comunicatori per studenti sordi oralisti; non hanno mai chiesto insegnanti universitari di sostegno per alunni con disabilità intellettive o con disturbi del neurosviluppo, provvedendo a ciò le Linee guida per l’inclusione universitaria, approvate  di recente  dai Rettori

3-Quanto alla formazione obbligatoria di tutti i docenti universitari sull’inclusione, mi chiedo come il Ministero del’Università di concerto col Ministero dell’Istruzione e del Merito potrebbero approvare una norma simile, dal momento che ancora non esiste una normativa seria neppure per la formazione inclusiva di tutti i docenti disciplinari delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Infatti le Associazioni hanno seriamente protestato e stanno insistendo, affinchè nei nuovi 60 CFU, crediti formativi universitari, del nuovo anno abilitante venga seriamente aumentato l’attuale insignificante numero di CFU previsti per la Pedagogia e Didattiche generali e speciali concernenti l’inclusione scolastica.
Temo, pertanto, che anche su questo PdL le Associazioni delle persone con disabilità possano sollevare qualche dubbio.

Sarà importante conoscere il parere delle importanti associazioni di docenti universitari, specie quello della SIPES, Società Italiana di Pedagogia Speciale, dal momento che il decreto in discussione al Senato riguarda espressamente i docenti universitari. Sarà altresì importante conoscere ufficialmente il parere dell’AID, Associazione Italiana Dislessia, dal momento che sono proprio gli alunni con disturbi specifici di apprendimento ad essere i destinatari di questa iniziativa parlamentare che sembra, forse inavvertitamente, promossa in contemporanea, onde avere così un possibile dimezzamento dei tempi di approvazione di entrambe le proposte.

Sarà infine interessante conoscere il parere delle associazioni di persone con disabilità ed, in particolare, delle loro due principali federazioni, FISH, Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie, e FAND, Federazione delle Associazioni Nazionali Disabili.

Mi auguro che si apra un dibattito sereno ed approfondito, dal quale possano ottenersi dei risultati operativi per tutti gli studenti che hanno problemi di apprendimento, ai quali spetta comunque il diritto pieno a un’inclusione scolastica di qualità

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