Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha parlato di diversi temi in vista del nuovo anno scolastico all’Avvenire. Si parte ancora dal divieto di smartphone a scuola, argomento al centro del dibattito in questi giorni:
“Gli studi Ocse e anche quelli dell’Istituto superiore di Sanità dicono che gli apprendimenti attraverso smartphone sono peggiori rispetto agli apprendimenti tradizionali. Se uno strumento peggiora la didattica e i suoi risultati allora non è un buono strumento. Ciò non significa che lo smartphone non possa essere utilizzato per bisogni speciali, per alcune forme di disabilità. E noi abbiamo salvaguardato queste situazioni. Tutti gli studi internazionali dimostrano che la dipendenza da cellulare è una nuova forma di dipendenza che si va ad aggiungere a quelle tradizionali. Il divieto di smartphone a scuola ha registrato un gradimento dell’opinione pubblica che sfiora l’80%, fra i giovani arriva quasi al 60%”.
“Già nelle linee guida sull’Educazione Civica di settembre 2024, abbiamo inserito l’uso corretto delle nuove tecnologie come veri e propri obiettivi di apprendimento. Dunque l’uso corretto degli strumenti digitali, compreso lo smartphone e l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. Al tempo stesso, siamo tra i primi Paesi a sperimentare l’uso dell’IA a supporto dei docenti per personalizzare la didattica. Stiamo sostenendo e implementando l’innovazione nella didattica, ma al tempo stesso teniamo alta la guardia su quanto invece può danneggiare i nostri ragazzi”.
Valditara ha poi commentato la riforma dell’esame di Maturità. C’è il rischio che conoscendo le quattro materie a gennaio, gli studenti abbandonino le altre? “Assolutamente no. Non dimentichiamo che c’è uno scrutinio di ammissione all’esame che boccia dodici volte di più dell’esame di Maturità. Quindi, due insufficienze determinano automaticamente la non ammissione all’esame, senza possibilità che il Consiglio di classe decida altrimenti. Mentre con una insufficienza, il Consiglio può decidere per la non ammissione”.
Insegnanti italiani tra i meno pagati? “L’Ocse fa riferimento a un decennio in cui c’è stato il blocco dei contratti. Mentre in altri Paesi venivano rinnovati e il potere d’acquisto aumentava – spiega il Ministro – in Italia è addirittura sceso. L’ultimo contratto è stato firmato nel 2007/2009. Nel 2022 siamo intervenuti noi con un primo, importante accordo economico. Per la prima volta nella storia della scuola italiana abbiamo poi previsto in anticipo le risorse per tutti i contratti fino al 2028-2030. Dobbiamo adesso incrementare ulteriormente le risorse per il contratto 2025-2027. Ricordo che abbiamo appena stanziato ulteriori 240 milioni di euro una tantum che andranno sul contratto che è in fase di rinnovo in queste settimane”.