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Aggiornato il 10.09.2025
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Inizio scuola, Fracassi (Flc Cgil) attacca il Ministro su precari, retribuzioni, maturità e smartphone: “mobilitazione il 18 ottobre”

Redazione

Il nuovo anno scolastico ha preso il via ed entro qualche giorno tutti gli studenti d’Italia saranno in classe. La segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi ha fatto il punto della situazione in un’intervista a ‘Collettiva’ presente sul portale della Flc Cgil:

“L’anno che si sta aprendo per quanto ci riguarda si avvia sotto l’egida di iniziative e interventi che non condividiamo – spiega la sindacalista – l’obiettivo del ministro è quello di portare all’interno del sistema pubblico d’istruzione un’idea autoritaria e dirigista che contraddice libertà di insegnamento e autonomia scolastica. Come è evidente dalle cronache interviene infatti in maniera diretta su questioni di spettanza delle scuole. Pensa in questo modo da un lato di ripristinare una sorta di autorevolezza e rispetto della scuola, dall’altro intende proporre un modello pedagogico e culturale di destra”.

Indicazioni nazionali e divieto smartphone

“I contenuti delle Indicazioni nazionali per noi rappresentano un drastico ritorno al passato, a una scuola da libro Cuore. Ma penso anche all’ultimo intervento in cui si stabilisce quando e come si devono usare gli smartphone, tema peraltro già definito in tanti regolamenti d’istituto. In questo caso, tra l’altro, siamo in presenza della banalizzazione di una questione importante: un conto, infatti, è l’utilizzo degli smartphone in classe per farsi gli affari propri, cosa che già non si può fare, un altro è l’utilizzo dello strumento per motivi didattici.

C’è il tema della partecipazione negli organi collegiali su cui pende un progetto di riforma attraverso quella delega in bianco che è il disegno di legge semplificazione. E ancora: il 4+2, cioè la filiera tecnologico-professionale, la riforma dell’istruzione tecnico-professionale, il liceo del made in Italy fino a tutta la partita della valutazione con gli interventi sulla condotta e il ripristino dei voti. Tutto questo preso insieme ci restituisce un’idea di scuola ottocentesca, del tutto inadeguata rispetto alla missione che l’istruzione pubblica dovrebbe svolgere in un contesto in profonda trasformazione in atto”.

“Dalle loro parole (Valditara e Meloni al meeting di Rimini) traspare chiaramente l’idea di una malintesa libertà di scelta educativa che dovrebbe giustificare di fatto l’impoverimento del sistema di istruzione pubblica per convogliare maggiori risorse verso il sistema privato”.

Riforma della Maturità

“I dettagli di cui leggiamo ci riportano indietro di decenni. Tutto sembra riportare a pratiche e approcci superati. La denominazione di “esame di maturità” è quella che la prova ha avuto a partire dal lontano 1923 e che non richiama all’acquisizione di un titolo, ma al passaggio da un’età adolescenziale a una più matura, con uno sguardo paternalistico verso studentesse e studenti. L’intervento delle prove Invalsi, il superamento del colloquio su quattro discipline e tutta l’impostazione autoritaria da bei tempi andati mostrano una lontananza siderale dall’elaborazione pedagogica più attuale”.

Precari e retribuzioni

“I dati sui precari sanciscono la sconfitta e il fallimento di questo governo. Per l’anno passato avevano parlato di 200 mila supplenze, dai dati in nostro possesso risulta che, anche escludendo le supplenze temporanee e considerando quelle al 30 giugno e 31 agosto, è stata superata quota 300 mila. Su tutto ciò il ministro ovviamente non fa una piega e continua a riproporre i numeri delle immissioni in ruolo che sono assolutamente insufficienti. I dati parlano chiaro: da quando lui è ministro le supplenze sono aumentate.

“Il ministro parla di 240 milioni di euro una tantum nel 2025 attraverso risorse non aggiuntive ma addirittura tagliando il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Si tratta di risorse già finalizzate allo sviluppo dell’ordinamento contrattuale degli Ata mentre altre sono interne al ministero. Si tradurranno in 124 lordi per dipendente, 10,33 euro, sempre lordi, al mese e per un solo anno. Una miseria e con nessun effetto strutturale sugli stipendi.

Le richieste della Flc Cgil

“Chiediamo che il ministro si dia da fare per trovare altre risorse per il rinnovo contrattuale. Quanto stanziato in legge di bilancio copre appena un terzo di quanto perso dai lavoratori con l’inflazione reale rispetto a quella programmata nel triennio contrattuale. Cosa che non fa, sperando che basti proporre dei palliativi. Da quello che lui chiama welfare aziendale, con piccoli sconti e convenzioni, fino a questa sorta di polizza assicurativa per studenti e lavoratori, il cui accordo però non abbiamo firmato”.

Mobilitazione il 18 ottobre

“Insieme a una vasta platea di associazioni riunite nel Tavolo per la scuola democratica stiamo promuovendo per il 18 ottobre iniziative in tutti i territori per dire no al revisionismo storico che è alla base delle indicazioni nazionali. Sottolineo che la Flc Cgil è l’unico sindacato presente”.

Contratto

Stiamo attendendo di comprendere le risorse che saranno effettivamente stanziate in legge di bilancio. Il quadro purtroppo è sotto gli occhi di tutti: aumento delle spese per il riarmo, obbligo di rispetto dei parametri europei, una crescita economica che l’Istat ha fissato allo 0,1%, dati allarmanti su produzione industriale e consumi. Sono tutti segnali di un Paese che sta andando indietro anziché crescere. Se tutto ciò si dovesse poi tradurre in Finanziaria con un attacco feroce al sistema pubblico con ulteriori tagli e mancanza di investimenti nei settori della conoscenza, è chiaro che metteremo in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie”.

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