Intelligenza artificiale, è allarme gap generazionale tra studenti e insegnanti. La percentuale dei ragazzi che utilizza strumenti GenAI è di gran lunga più alta di quella degli stessi docenti.
La sinergia tra tecnologia e scuola può rappresentare un punto di svolta, un’occasione per superare modelli legati a strutture del passato e avvicinarsi a un uso più personalizzato e dinamico dell’insegnamento ma serve equilibrio e formazione.
A rilevare i dati è una ricerca condotta da Tortuga su 274 istituti di ogni ordine e grado: 158 scuole primarie o secondarie di primo grado, 80 licei, 25 istituti tecnici e 11 professionali in 18 regioni italiane. I risultati sono molto interessanti perché rilevano le sostanziali differenze generazionali nell’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale. L’indagine ha coinvolto 3.564 insegnanti di ogni ordine e grado, 294 studenti tra la prima e la quinta superiore e 156 lavoratori appartenenti alla categoria del personale dei collaboratori scolastici e del personale amministrativo.
I risultati della ricerca confermano che se da una parte sono 8 studenti su 10 a farne uso ogni settimana, la percentuale di docenti che utilizza strumenti di GenAi si ferma al 66%.
La differenza generazionale è anche nella frequenza di utilizzo di questi strumenti: un docente usa strumenti di GenAI in media una volta a settimana, mentre gli studenti due. Solo il 16% dei docenti ne fa uso tutti i giorni; la distribuzione è diversa per gli studenti: uno studente su 3 ne fa uso solo una volta a settimana, più di uno su 4 ne fa uso tutti i giorni.
Gli strumenti che utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale stanno avendo enormi passi avanti in termini di qualità del risultato che offrono.
Secondo una ricerca dell’OCSE (fonte Agenda Digitale) oggi i modelli superano la media degli studenti in lettura e scienze, e stanno rapidamente colmando il divario in matematica. L’evoluzione è stata impressionante e rapidissima se si considera che solo nel novembre 2022, GPT-3.5 era in grado di rispondere al 35% di una serie di compiti di matematica PISA, contro il 51% degli studenti, ma nel marzo 2023 GPT-4 era già salito al 40%.
Anche l’utilizzo che fanno gli studenti di strumenti AI è notevolmente diverso da quello dei docenti. Il 56% li utilizza soprattutto per controllare la correttezza delle proprie risposte, a cui seguono attività più vicine alla scrittura e alla ricerca, come l’ideazione di testi argomentativi o ricerche (47%), la produzione vera e propria di testi (41%), la risoluzione di esercizi di matematica, scienze o informatica (37%), la correzione di errori grammaticali o lessicali (27%) e, in misura minore, la creazione di mappe concettuali o il chiarimento di argomenti complessi (6.5%). L’83.5% dei docenti che usano GenAI riportano un uso minimo o moderato come ad esempio come supporto per la correzione dei compiti in classe, contro un 11% che ne fa un uso estensivo e solo un 5.5% che lo integra in maniera centrale nel proprio lavoro utilizzando in classe ed integrando tali strumenti nella didattica tradizionale.
Uno degli aspetti su cui si può lavorare è la formazione continua per i docenti così da sfatare vecchi stereotipi, addirittura il 52% crede che la GenAI sia più efficace in matematica e logica.
Secondo la stessa ricerca l’attivazione di questi percorsi di formazione potrebbe portare, ad un corpo docente consapevole, in grado di agire come mediatore critico tra gli studenti e la tecnologia, sfruttandone le potenzialità per arricchire la didattica invece che vederla come un tabu.
Le piattaforme di adaptive learning, i chatbot educativi, i sistemi di tutoring virtuale e la generative AI stanno trasformando l’insegnamento in un processo ibrido tra umano e tecnologico. Questo passaggio epocale non porterà ad una sostituzione dell’insegnante, figura imprescindibile dell’universo scolastico ma il docente stesso diventerà il regista di un ecosistema molto complesso di risorse e strumenti tradizionali e innovativi.
I dati delle ricerche confermano che l’integrazione della GenAI a scuola è un passo non solo doveroso e non rimandabile, ma richiede un forte senso di equilibrio tra innovazione e tradizione: da un lato, serve formare gli studenti a utilizzare consapevolmente questi strumenti, dall’altro, rafforzare le competenze nei docenti per elevarli al ruolo di mediatori critici.